THE SACRIFICE (SubITA)

Titolo originale: Offret
Titolo internazionale: The sacrifice
Nazionalità: Francia, Svezia, UK
Anno: 1986
Genere: Drammatico, Spirituale
Durata: 149 min.
Regia: Andrej Arsen’evič Tarkovskij (Andrej Tarkovskij)

Alexander (Erland Josephson), un ex attore esperto di estetica e di delle religioni, vive insieme alla famiglia a Gotland, un’isola del Baltico. Mentre fervono i preparativi della sua cena di compleanno, si sente un forte boato che fa tremare l’intera casa: la annuncia che è in atto una devastante nucleare a cui è impossibile sfuggire. Alexander allora si raccoglie in preghiera e fa un sacrificio a Dio: rinuncia a tutto quello che ha, a patto che la vita possa tornare serena com’era prima.

L’ultimo film di Andrej Tarkovskij si chiude con un’immagine che ricorda direttamente l’inizio del suo primo lungometraggio, L’infanzia di Ivan (1962): in entrambe c’è a un bambino, mentre la macchina da presa punta verso il risalendo il tronco di un albero. È una curiosa simmetria che incornicia la sua intera e fa capire molto di quanto Sacrificio sia un’opera testamentaria a tutti gli effetti. Tarkovskij, di una lunga malattia, sentiva che sarebbe stata la sua ultima pellicola e ha inserito all’interno tutti gli elementi stilistici tipici del suo cinema: dettagli di opere pittoriche (L’Adorazione dei Magi di Leonardo, contemplata come le icone di Andrej Rublëv del 1966); la musica classica dell’amato Johann Sebastian Bach; l’alternarsi del colore e del bianco e nero; le riprese lunghe e i dialoghi esistenziali e filosofici (Nietzsche è citato già nelle prime battute). Opera di alto spessore contenutistico e formale, Sacrificio è, allo stesso tempo, una parabola spirituale e un atto di accusa contro un che ha perso ormai ogni tipo di fede. Un film sulla parola («in principio era il Verbo») che associa il silenzio del con la purezza, e in cui, non a caso, il protagonista fa il voto di smettere di parlare per salvare la sua famiglia. È forse il film più teatrale di Tarkovskij, qui fortemente influenzato da Čechov e da Strindberg, e la sua macchina da presa si tiene spesso a distanza dai personaggi. I momenti pienamente cinematografici, però, ci sono eccome, e sono momenti che non si dimenticano: gli incubi, la levitazione, l’incredibile piano-sequenza in cui la casa s’incendia. Sequenze di una straordinaria, valorizzate dagli ottimi giochi di luce di Sven Nykvist (abituale collaboratore di Ingmar Bergman, e si vede). Ancora, fino all’ultimo, Tarkovskij è riuscito a usare la sua cinepresa per scolpire il tempo (titolo di un suo celebre saggio). Presentato al 39° Festival di Cannes, dove vinse il Grand Prix Speciale della Giuria, il premio per il miglior contributo artistico e il premio della giuria ecumenica.

Guarda anche  LA MADRE MUERTA [SubITA]

Recensione: longtake.it

 

By Anam

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