SUFFERING OF NINKO (SubENG)

Titolo originale: Ninkô no junan
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2016
Durata: 70 min.
Genere: Commedia, Drammatico, Fantastico
Regia: Norihiro Niwatsukino

Il giovane monaco Ninko conduce un’esistenza ascetica nel tempio Enmeiji ma la sua dedizione a una vita di semplicità e di astinenza sessuale è complicata dalla maledizione che sembra affliggerlo. Ninko infatti appare irresistibile agli occhi di ogni donna (e di alcuni uomini) che incontra. Inseguito da un drappello di donne mezze nude e da una ninfa senza volto, fugge tra le montagne, dove scoprirà la sua vera natura.

Sinossi:
Ninko è un giovane e pio monaco buddista dedito all’ascesi e alla ricerca dell’illuminazione, colpito tuttavia da una singolare ed estenuante maledizione: la sua sola presenza emana un’attrazione erotica irresistibile, capace di trascinare in una frenesia carnale incontrollabile chiunque lo circondi, dai contadini del villaggio ai suoi stessi confratelli. Impossibilitato a coltivare la purezza dello spirito nel caos della brama altrui, Ninko abbandona il monastero per rifugiarsi sui picchi isolati delle montagne. Accompagnato da un ambiguo spadaccino cacciatore di demoni, l’asceta si addentrerà in un territorio popolato da presenze spettrali e inganni visivi, fino al confronto decisivo con un’entità demoniaca che incarna la forma più pura e rimossa del suo stesso desiderio.

Recensione:
Opera d’esordio di Norihiro Niwatsukino, *Suffering of Ninko* (*Ninkô no junan*) si configura come una brillante e inquietante decomposizione del dualismo tra virtù e libido, una favola grottesca che attinge alle radici del folklore giapponese e della letteratura buddista dei racconti *setsuwa* per orchestrare una complessa riflessione sulla repressione e sull’illusione dell’Io. Sotto l’apparenza d’una commedia surreale e dissacrante, il film opera come un vero e proprio saggio archetipico sulla natura del desiderio, mostrando come la pretesa di eradicare coattivamente la carne non conduca alla purificazione spirituale, bensì alla mostrificazione del rimosso.

La genialità stilistica di Niwatsukino risiede nell’ibridazione formale: la pellicola fonde il cinema dal vivo con l’animazione digitale e la pittura tradizionale, ispirandosi alle stampe *ukiyo-e*, agli xilografi di epoca Edo e ai rotoli illustrati (*emaki*). Questa scelta estetica non ha un valore meramente decorativo, ma rappresenta la natura illusoria del reale (*maya*). L’universo in cui si muove Ninko è un palcoscenico fluido dove i confini tra il mondo materiale e il regno degli spiriti sono porosi, e dove la bellezza del santo e la deformità del demone si rivelano facce della stessa medaglia. La sovrapposizione dell’arte erotica (*shunga*) alle immagini sacre sottolinea il corto circuito ontologico vissuto dal protagonista: la santità, quando diventa dogma e rigido rifiuto dell’umano, genera attorno a sé un vuoto che si riempie immediatamente di fame cannibalesca.

Dal punto di vista psicologico e simbolico, la “maledizione” di Ninko è la proiezione esterna della sua ombra. Il monaco, perseguitato dalla devozione isterica di donne e uomini che tentano continuamente di violarlo, appare inizialmente come una vittima innocente dell’impurità del mondo. Tuttavia, il suo viaggio verso le montagne — lo spazio limite dell’inconscio, dimora di *yōkai* e asceti eretici — rivela una verità ben più profonda: l’attrazione carnale che egli suscita negli altri non è che l’eco deformata della sua stessa rigida rimozione. Non si può fuggire da ciò che si nega entro di sé; la pulsione vitale soffocata si trasforma in un magnetismo mostruoso che contagia il tessuto sociale, smascherando l’ipocrisia dei dogmi e la fragilità delle maschere morali.

Il climax della narrazione, centrato sull’incontro con la figura demoniaca della montagna (la *yama-uba* o spettro seduttore), assume i toni di una vera e propria ordalia esoterica. La prova finale dell’asceta non consiste nel sopraffare la tentazione con la forza della volontà, ma nel riconoscere che il demoniaco non è un’entità estranea, bensì il precipitato profano del suo stesso orgoglio spirituale. *Suffering of Ninko* si conferma così come una straordinaria parabola sull’integrazione degli opposti, un’opera visivamente ipnotica che, dietro l’ironia e la violenza dell’immaginario popolare, racchiude una severa lezione metafisica: la vera illuminazione non risiede nel rifiuto del corpo, ma nella consapevolezza della sua indissolubile continuità con il tutto.

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By Anam

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