
Quando gli Afa pubblicarono Nomade Psichico, sull’onda entusiastica ed energica del Consorzio Produttori Indipendenti, io avevo 21 anni. Comprai il CD, andai a vederli al Tunnel a Milano. Ci sarà stata una decina di persone. Coi miei amici ci eravamo muniti delle allora favolose chimicaglie circolanti, e tutto rimase impresso.
Il Consorzio Produttori sfornava gruppi che non mi piacevano: i Marlene Kuntz, vanitosi, fastidiosi. I Disciplinatha, insignificanti. Gli Ustmamò: ridicoli. Ma Wolfango e Afa erano pane per i miei denti: come diceva mio nonno: “de gustibus non sputazzandum est”.
Poi nel 2009, solo, esiliato in montagna, alle prese con un nuovo lavoro, abbandonato dalla mia amara metà, in una Liguria ostile, per un mesetto dedicai i miei sforzi a omaggiare Nomade Psichico degli Afa con gli strumenti a mia disposizione.
E adesso, nel 2026, grasso e dissoluto, l’ho fatto ancora.
Il materiale che galleggia in Nomade Psichico mi ricorda la piscina stomachevole del finale di Phenomena. Residui nauseabondi di un passato morboso, continuamente recente, che sfoggiano il proprio orrore vacuo, palesando la necessità di andare oltre, tagliarsi il pollice per liberarsi delle manette.
Del resto, checché ne dicano alcuni paciosi ottimisti, è lì che bisogna nuotare, nello schifo, per guadagnarsi la salvezza, o un istante di Gioia, o una pressante ispirazione, un piano ribelle, il ricordo di un momento mai vissuto, una sottile apertura per far entrare l’amore (Nick Cave), la capacità e il gusto di ascoltare la propria pancia, il proprio “buzzo”, o altre prelibatezze di questo genere che a volte, senza apparente motivo, ci vengono regalate in sogno o in qualche stato ipnagogico.
In “Nomadi Psichici” me la sono spassata a inserire la voce di menti fertili (per usare un eufemismo), potentemente funzionali al “nomadismo psichico”, alla conoscenza non cumulativa, circolare, mai compiuta, la cui potenza non è una risposta ma uno stimolo.
Chökyi Nyima Rinpoche

Pëtr Dem’janovič Uspenskij

Carl Jung

Philip K. Dick

Gregory Bateson

William Burroughs

Buon ascolto a chi ascolta, buon proseguimento a chi prosegue, e a tutti, soprattutto, buona fortuna
