VENTAJAS DE VIAJAR EN TREN (SubITA)

Titolo originale: Ventajas de viajar en tren
Paese di produzione: Spagna, Francia
Anno: 2019
Durata: 103 min
Genere: Commedia nera, Thriller, Grottesco
Regia: Aritz Moreno

Sinossi:
Helga Pato, una giovane editrice letteraria, ha appena internato il marito in un isolato ospedale psichiatrico a causa di un improvviso e violento crollo mentale che lo ha ridotto all’ossessione per i propri escrementi. Durante il viaggio di ritorno in treno, un uomo seduto di fronte a lei si presenta come Ángel Sanagustín, uno dei medici della clinica. L’uomo le propone un patto implicito per ingannare il tempo: raccontarle le storie cliniche dei pazienti più complessi che ha in cura. Da questo incipit prende forma un labirinto di racconti concentrici e scatole cinesi che includono complotti legati al traffico di organi, feticismi indicibili, paranoie sulla gestione dei rifiuti urbani, amputazioni e violenze domestiche camuffate da idilli borghesi. Quando la narrazione sembra tornare al binario principale, la distinzione tra cronaca clinica, delirio soggettivo e identità reale dei passeggeri collassa definitivamente.

Recensione:
Ventajas de viajar en tren si manifesta come un ordigno narrativo destabilizzante, una dark comedy che usa le regole del grottesco e del surrealismo non per divertire l’oscurità del reale, ma per certificarne l’assoluta frammentazione ontologica. L’esordio al lungometraggio di Aritz Moreno – adattamento radicale dell’omonimo romanzo di Antonio Orejudo – si struttura visivamente e concettualmente come un rituale di destrutturazione della logica razionale, un viaggio iniziatico dove il binario ferroviario, anziché condurre verso una destinazione definita, si perde nei meandri iperbolici dell’inconscio collettivo e delle sue perversioni più recondite.

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Il film opera come un organismo culturale cinico e perturbante, in cui la narrazione stessa diventa uno strumento di manipolazione e di infezione psichica. Nel momento in care il finto o vero psichiatra apre la sua cartella clinica rossa di fronte a Helga, lo spettatore viene trascinato all’interno di una matrioska di storie parallele che funzionano come specchi deformanti. Moreno mette in scena un’architettura visiva precisissima, assecondata dalla fotografia satura e geometrica di Javier Agirre e dalle partiture spiazzanti di Cristóbal Tapia de Veer, dove ogni segmento esplora una specifica declinazione del controllo, dell’alienazione sociale e della paranoia contemporanea. Dalla follia scatologica del marito di Helga fino al delirio complottistico sulla gestione dei rifiuti a Madrid, la pellicola evidenzia come la civiltà moderna sia un sottile strato di vernice applicato sopra un abisso di ossessioni feticiste, abusi psicologici e traumi transgenerazionali.

Sotto il profilo simbolico e archetipico, il treno non è semplicemente un mezzo di trasporto, ma lo spazio liminale per eccellenza: il luogo in cui sconosciuti scambiano confessioni che non farebbero mai a se stessi, un non-luogo dove la realtà ordinaria viene temporaneamente sospesa. La menzogna e il delirio si propagano tra i personaggi come un virus biologico, infettando la percezione di Helga e, di riflesso, quella di chi guarda. La violenza non viene mai estetizzata secondo i canoni del cinema industriale mainstream; viene invece trattata con una freddezza clinica e un’ironia raggelante che ne esaltano l’assurdità intrinseca. La critica anti-istituzionale emerge prepotente nel ritratto degli ospedali psichiatrici e delle figure di autorità, che lungi dal curare la devianza, sembrano alimentarla o usarla come materiale per speculazioni estetiche e letterarie. L’editoria stessa, rappresentata dal lavoro di Helga, viene svelata nel suo sottotesto manipolatorio: la tendenza del sistema borghese a mercificare il dolore, a dare una forma narrativa pulita e vendibile anche all’orrore più indicibile del traffico d’organi o della violenza domestica.

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Ciò che Ventajas de viajar en tren rivela nel suo nucleo profondo è la paura collettiva della perdita di controllo sulla propria stabilità mentale e sulla verità storica. In un’epoca dominata da narrazioni artificiali e post-verità, il film mostra l’invisibile struttura della manipolazione relazionale e sociale. Chi racconta la storia possiede il potere; chi ascolta è condannato a subire la forma del delirio altrui fino a farlo proprio. Moreno firma un’opera visionaria, rigorosa e profondamente disturbante, che si rifiuta di concedere facili risoluzioni morali o catarsi terapeutiche. Il finale, esplosivo e circolare, sancisce il definitivo trionfo del simulacro sulla realtà, lasciando lo spettatore intrappolato in una carrozza ferroviaria della mente da cui è impossibile scendere.

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