I LIVE HERE NOW (SubENG)

Titolo originale: I Live Here Now
Paese di produzione: Stati Uniti
Anno: 2025
Durata: 93 min
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Regia: Julie Pacino

Sinossi: Rose, giovane attrice in crisi, scopre di essere incinta proprio mentre sembra aprirsi davanti a lei una possibilità concreta di carriera. In fuga dalla pressione del presente e dai fantasmi di un trauma infantile, si rifugia in un motel isolato dove il tempo, la memoria e la realtà cominciano lentamente a deformarsi.

Julie Pacino entra nel cinema dalla porta più interessante possibile: quella dell’incubo. E non perché abbia bisogno di dimostrare di essere la figlia di Al Pacino, anzi, la cosa curiosa è proprio che I Live Here Now sembra voler costruire un universo talmente personale da rendere quasi irrilevante il cognome scritto nei titoli di coda. Qui ci sono Lynch, il giallo, l’horror psicologico, il teatro della crudeltà, il cinema del trauma e una certa tradizione della fiaba malata, ma Pacino non li mette in fila come santini cinefili da venerare: li frulla dentro una specie di febbre rosa e cremisi dove una donna non riesce più a distinguere ciò che le sta accadendo da ciò che il suo corpo ha continuato a ricordare per lei. Rose è un’attrice che vive già dentro una contraddizione feroce. Deve essere desiderabile ma non troppo, magra ma non troppo, disponibile ma non troppo, fertile quando serve e sterile quando serve ancora di più. Il suo corpo è diventato una specie di proprietà collettiva sulla quale tutti sembrano avere un’opinione. E quando una gravidanza apparentemente impossibile irrompe nella sua vita, la questione non è semplicemente se Rose voglia o non voglia diventare madre. La domanda è molto più sporca: quanto di ciò che chiamiamo scelta è davvero nostro quando per tutta la vita qualcuno ha già deciso cosa dovrebbe significare il nostro corpo?

Ed è qui che il film comincia a diventare davvero interessante, perché il motel Crown Inn non è semplicemente un luogo inquietante nel quale infilare qualche apparizione bizzarra. È una specie di psiche architettonica. Un limbo in cui le cose rimosse tornano a bussare alla porta senza nemmeno preoccuparsi di assumere una forma razionale. I corridoi, le stanze, i personaggi eccentrici, i colori saturi, i costumi quasi caricaturali e quella continua sensazione di stare guardando qualcosa di familiare che però è leggermente marcio trasformano l’ambiente in un organismo mentale. Rose entra nel motel e sembra entrare contemporaneamente dentro se stessa. Da quel momento il film smette progressivamente di chiedere allo spettatore di capire cosa sia reale e gli chiede qualcosa di più interessante: capire cosa significhi reale per una persona che ha passato anni a convivere con un trauma che nessuno ha veramente ascoltato. La maternità, l’ambizione, l’immagine femminile, il desiderio, la memoria e il controllo del corpo diventano allora pezzi dello stesso incubo. E il bello è che Pacino non ha paura di rendere tutto grottesco. C’è qualcosa di camp, perversamente divertente e quasi teatrale nel modo in cui il film rappresenta le figure che circondano Rose. Non siamo davanti al solito horror che pretende di essere terribilmente serio mentre ti spiega la morale con il pennarello rosso. Qui ogni tanto sembra che l’universo stesso stia prendendo per il culo i suoi personaggi.

I Live Here Now non è però un film perfetto, e sarebbe inutile fingere il contrario. A volte accumula simboli, traumi, influenze e intuizioni fino a sembrare sul punto di esplodere per sovraccarico. Alcune idee meriterebbero più ossigeno e certi passaggi sembrano appartenere a un film ancora più folle che rimane appena fuori campo. Ma forse è proprio questa imperfezione a renderlo interessante. Pacino non costruisce una macchina narrativa impeccabile: costruisce una macchina percettiva. Vuole che lo spettatore senta sulla pelle quella perdita progressiva di coordinate che attraversa Rose. E Lucy Fry è fondamentale perché non interpreta semplicemente una donna terrorizzata: interpreta una persona che lentamente non sa più quale versione di sé debba difendere. Il risultato è un’opera prima visivamente ambiziosa, disturbante e stranamente sensuale, che usa l’horror non per parlare di mostri ma della mostruosità molto più banale di un mondo che continua a dire a una persona cosa dovrebbe essere. Il titolo, allora, diventa quasi una dichiarazione di guerra. I Live Here Now. Io vivo qui, adesso. Non nel corpo che avete deciso per me, non nel trauma che mi avete lasciato, non nella madre che dovrei diventare, non nell’attrice che dovrei essere. Qui. Adesso. E forse il vero orrore è proprio questo: scoprire quanto sia difficile appartenere finalmente a se stessi.

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By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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