
Titolo originale: The Shaman’s Daughter
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2021
Durata: 104 minuti
Genere: Drammatico, Fantastico, Spirituale
Regia: Yusuke Isaka
Sinossi:
Dopo la morte accidentale della fidanzata, un uomo incontra l’eccentrica figlia di uno sciamano che lo aiuta a vedere lo spirito della fidanzata, permettendo loro di riunirsi nonostante lei sia un fantasma.
Recensione:
The Shaman’s Daughter: Tra Fantasmi del Passato e Desideri Inconfessabili
La recensione di Psychocinema descrive il film come un “cocktail di generi”: un mix che spazia dalla commedia leggera al dramma familiare, passando per il thriller sanguinoso e il romanticismo soprannaturale. Ma dietro questa varietà, il cuore del film batte su un tema profondamente umano: l’incapacità di lasciar andare chi abbiamo amato.
La trama e il peso dell’assenza
Il protagonista è Kengo, un ragazzo che consegna pizze, devastato dalla morte improvvisa della sua fidanzata Sayuri. Per lui, la città non è più un insieme di strade, ma un reticolo di segni che gridano l’assenza di lei. Tutto cambia quando incontra Umika (la figlia dello sciamano), una liceale stramba che lo trascina nel mondo esoterico di suo padre.
Il colpo di scena? Sayuri torna da lui come spettro. Ma qui il film si fa profondo: Kengo è felice di rivederla, certo, ma questa presenza è un’illusione che gli permette di “non elaborare il lutto”. È più facile rifugiarsi nel piacere di un fantasma che accettare la fredda realtà della morte.
Umika: l’onestà contro il “chiacchiericcio”
Umika è il personaggio che ruba la scena. Viene descritta come una ragazza che non ha amici perché rifiuta le conversazioni vuote e i pettegolezzi superficiali delle sue coetanee. In Kengo vede un’anima affine, qualcuno con cui può essere se stessa senza maschere. Il suo interesse per lui crea un triangolo amoroso bizzarro: da una parte un uomo ubriaco di un passato che non ha futuro (il fantasma), dall’altra una ragazza viva che cerca un legame autentico.
Luci, ombre e qualche “peccato di gioventù”
Tecnicamente, Isaka usa inquadrature fisse e geometriche molto curate, giocando con luci e colori per segnalare quando l’aldilà sta entrando in scena. Tuttavia, la recensione muove una critica onesta: nella seconda metà, il film diventa un po’ troppo lungo e dispersivo. Il regista, forse troppo innamorato della sua storia, non ha tagliato alcune parti che rallentano il ritmo, rischiando di far perdere un po’ di “smalto” alle rivelazioni finali.
In conclusione
The Shaman’s Daughter è un’opera prima coraggiosa e ricca di tessuti emotivi. Anche se il ritmo non è perfetto, riesce a raccontare con delicatezza (e a tratti con violenza) quanto sia difficile per l’essere umano accettare la perdita e quanto, a volte, preferiamo restare intrappolati in un sogno piuttosto che svegliarci nel vuoto.
