EUREKA [SubITA]

Titolo originale: Curia
Nazionalità: Giappone
Anno: 2000
Genere: Drammatico
Durata: 217 min.
Regia:

Un giorno come tanti altri è iniziato in una cittadina come tante altre… Makoto è alla guida di un autobus su cui sono passeggeri anche Kozue e Naoki, due ragazzini… Su quell’autobus un brutto incontro cambierà le loro per sempre: un assassino in preda a un scatto di pazzia segnerà quel giorno nei loro cuori…

Shinji Aoyama, di matrice underground estremamente apprezzato dai festival internazionali per la sua capacità di narrare l’intimità del dolore, riscosse un notevole successo agli albori della sua carriera a Cannes grazie a questo empaticamente forte film sul post trauma causato da un forte evento violento.

Un autista di un pullman, Makoto, interpretato magistralmente da Koji Yakusho, noto di film samuraici, e due adolescenti, Kozue interpretata da una giovanissima Aoi Miyazaki, e Naoki sono gli unici sopravvissuti alle gesta di un folle che sequestra un autobus di linea.

Vittime due volte, una prima a causa della sofferenza patita, un’altra per avere una per sempre segnata da questo evento, il film riesce in maniera magistrale a narrare i cambiamenti, le difficoltà d’ e la sofferenza nell’accettare quello che è avvenuto.

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Makoto fugge, i genitori dei due ragazzi si disintegrano, ed i due adolescenti cresceranno da soli nel silenzio e nel menefreghismo generale. Fino a quando come due magneti di polarità opposta i tre non potranno far altro che sostenersi a vicenda.

È emblematico il dialogo tra Makoto e la sua ex moglie, esempio lampante di come la volontà di sostenersi sia venuta meno proprio dalle distanze e dalle incomprensioni reciproche, la diventa egli stesso colpevole di negligenza e produttore di sofferenza.

I due che si allontanano in direzione opposta in lacrime, lascia l’amaro in bocca nello spettatore.

Il viaggio che i quattro, le tre vittime del sequestro, più il cugino dei ragazzi di città, così vicino ma così lontano, diventa allo stesso tempo, luogo per purificarsi, tentativo di esorcizzare le proprie paure, intriso di mono no aware, si arriva a chiarire l’altra storyline del serial killer, ed in più si arriva a tirar fuori la weltanshauung dell’opera, che si trova nelle parole di Makoto dinanzi al cugino di città: non è sufficiente far finta di comprendere la sofferenza dell’altro a parole, ma aspettarlo, perché quando si sentirà pronto di riaffrontare la vita, solo così non si sentirà mai realmente solo. Solo con i sensi di colpa, la rabbia, l’ e la parola che solo un evento traumatico enorme come può essere un rapimento di un gesto di un folle può esacerbare.

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Aoyama usa una fotografia spettacolare, ed una regia estremamente accurata, che si bea di inquadrature vigorose, e areose, carrellate su soggetti naturali spettacolose, che diluiscono il narrativo, in maniera tale però di far ancora di più risaltare l’introspezione psicologica dei personaggi.

Recensione: dalparadisoallinferno.iobloggo.com

By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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