
Titolo originale: Zabil jsem Einsteina, pánové
Paese di produzione: Cecoslovacchia
Anno: 1970
Durata: 93 minuti
Genere: Commedia, Fantascienza, Satirico, Fantascienza
Regia: Oldřich Lipský
Sinossi:
In un futuro prossimo devastato da una catastrofe ambientale causata dall’invenzione della bomba atomica, un gruppo di scienziati elabora un piano assurdo quanto logico: tornare indietro nel tempo e uccidere Albert Einstein prima che sviluppi le teorie che hanno reso possibile l’era nucleare. Il viaggio temporale riesce, ma le conseguenze sono imprevedibili. Tornati nel presente, i protagonisti scoprono che la storia è cambiata in modi grotteschi, surreali e decisamente peggiori, aprendo una spirale di paradossi sempre più incontrollabili.
Recensione:
Zabil jsem Einsteina, pánové è uno di quei film che sembrano una barzelletta raccontata con una precisione chirurgica. Oldřich Lipský prende uno dei temi più abusati della fantascienza — il viaggio nel tempo — e lo trasforma in un’arma di satira di massa, feroce e leggera allo stesso tempo. Qui la fantascienza non serve a immaginare il futuro, ma a smontare l’illusione che l’uomo possa correggere il passato senza pagare un prezzo.
Il bersaglio non è Einstein, ovviamente, ma l’arroganza scientifica, la fede cieca nel progresso, l’idea che ogni problema complesso possa essere risolto con una soluzione tecnica. Il film suggerisce che la storia non è una macchina da aggiustare, ma un organismo caotico che reagisce male a ogni tentativo di controllo. E lo fa ridendo, ma ridendo molto seriamente.
Lipský costruisce una commedia basata sull’accumulo di paradossi. Ogni intervento nel passato genera un presente ancora più assurdo del precedente. La gag non è mai fine a sé stessa: è sempre la conseguenza logica di una premessa folle. È un cinema che rispetta l’intelligenza dello spettatore, chiedendogli di stare al passo con una narrazione volutamente accelerata e piena di deviazioni improvvise.
Il futuro mostrato all’inizio è già una caricatura inquietante: un mondo inquinato, deformato, popolato da esseri umani adattati a vivere tra le scorie del progresso. Ma la vera cattiveria del film emerge dopo il viaggio temporale, quando la “correzione” della storia produce un presente alternativo dominato da nuovi conformismi, nuove ossessioni, nuove mostruosità sociali. Cambiare il passato non elimina il potere, lo redistribuisce soltanto.
La comicità è fisica, verbale, visiva. C’è slapstick, c’è umorismo nonsense, c’è satira politica mascherata da farsa. Ma sotto questa superficie giocosa si muove una visione profondamente pessimista dell’essere umano. Zabil jsem Einsteina, pánové suggerisce che l’uomo non distrugge il mondo per errore, ma per coerenza. Ogni versione della storia contiene il germe della catastrofe.
Il film lavora anche sul tema dell’identità e del corpo, in modo sorprendentemente moderno. Le trasformazioni temporali non colpiscono solo la società, ma anche i ruoli di genere, le relazioni, i desideri. L’instabilità del tempo diventa instabilità dell’io. Nulla è fisso, nulla è garantito, e la normalità è solo una convenzione momentanea.
Visivamente, Lipský utilizza effetti semplici ma ingegnosi, sempre al servizio della gag e mai dell’esibizione tecnologica. La messa in scena è teatrale, volutamente artificiale, come se il film dichiarasse fin dall’inizio di non voler competere con il realismo, ma con l’intelligenza. È una fantascienza povera solo in apparenza, ricchissima sul piano concettuale.
C’è qualcosa di profondamente sovversivo nel tono del film. In piena Guerra Fredda, Zabil jsem Einsteina, pánové ride dell’idea stessa di deterrenza, di equilibrio, di controllo scientifico del mondo. Non propone alternative, non offre soluzioni morali. Mostra semplicemente l’assurdità di un sistema che pretende di risolvere i propri disastri tornando indietro invece di assumersene la responsabilità.
Il finale non chiude davvero nulla, e non potrebbe farlo. Il tempo resta instabile, la storia resta corrotta, e l’uomo resta identico a sé stesso. È una commedia che finisce lasciando un retrogusto amaro, come una risata che si spegne troppo in fretta.
Zabil jsem Einsteina, pánové è un film sorprendentemente attuale, una fantascienza comica che usa il paradosso per parlare di potere, scienza e irresponsabilità collettiva. Un’opera che dimostra come ridere possa essere una forma di lucidità estrema.
