WAR WITCH (SubITA)

Titolo originale: Rebelle
Titolo internazionale: War Witch
Paese di produzione: Canada
Anno: 2012
Durata: 90 min
Genere: Drammatico, Guerra, Psicologico
Regia: Kim Nguyen

Sinossi: In un paese africano devastato dalla guerra civile, la giovane Komona viene rapita da un gruppo di ribelli e costretta a diventare una bambina soldato. Dopo aver sviluppato la capacità di vedere i fantasmi delle vittime del conflitto, viene soprannominata la Strega della guerra. Anni di violenza, fuga e sopravvivenza diventano il racconto che affida al bambino che porta in grembo.

Ci sono guerre che distruggono le città e guerre che distruggono l’infanzia. E poi ci sono quelle in cui riescono a fare entrambe le cose con una tale efficienza da trasformare un bambino in un’arma e chiamare tutto questo strategia militare. Rebelle non concede allo spettatore il lusso della distanza. Ci mette davanti a Komona, una ragazzina strappata alla propria famiglia, costretta a uccidere i genitori e poi trascinata nella giungla per essere addestrata a combattere. Le consegnano un fucile, le somministrano una sostanza allucinogena e le insegnano che il suo destino è obbedire. Benvenuta nell’età adulta, versione inferno terrestre. Kim Nguyen costruisce il racconto come una confessione rivolta al figlio che Komona porta in grembo: la memoria di una vita nella quale ogni possibilità di scelta è stata progressivamente divorata dalla violenza. Ma attenzione, perché questo non è il solito film che cerca di commuoverti mettendoti davanti una sequenza interminabile di atrocità. È qualcosa di più sottile e, proprio per questo, ancora più devastante.

La guerra viene osservata attraverso gli occhi di una ragazza che non ha gli strumenti per comprenderla, ma ne conosce perfettamente le conseguenze. I comandanti parlano di ideali, di rivoluzione, di vittoria; i bambini imparano a sparare, a uccidere e a seppellire quello che resta della propria coscienza. Il potere ha bisogno di soldati, non importa quanto siano piccoli, e quando non riesce a ottenere obbedienza attraverso la paura può sempre ricorrere alla superstizione. Komona diventa una figura preziosa per i ribelli quando comincia a vedere gli spiriti dei morti nella foresta. La chiamano Strega della guerra, trasformando le sue visioni in uno strumento di propaganda e controllo. È qui che Nguyen introduce una dimensione visionaria di straordinaria efficacia: i fantasmi non sono creature da film fantastico, ma presenze che abitano la coscienza di una sopravvissuta. Sono i morti che la guerra vorrebbe cancellare, il peso di ciò che è stato fatto e l’impossibilità di separare la sopravvivenza dalla colpa. Il confine tra realtà e allucinazione si dissolve senza che il film debba mai trasformarsi in un fantasy vero e proprio.

E poi arriva Magicien, un altro ragazzo trascinato dentro quell’assurdità, con il quale Komona scopre qualcosa che sembrava ormai estinto: la possibilità di amare. Il loro rapporto introduce una parentesi di tenerezza quasi incredibile, una piccola ribellione contro il destino assegnato loro dagli adulti. La ricerca di un gallo bianco, condizione che il padre di Komona aveva posto per il suo matrimonio, diventa un gesto di ostinazione poetica in mezzo a un universo che ha abolito ogni innocenza. Non è una fuga dalla tragedia, ma il tentativo disperato di recuperare una porzione di vita che non appartenga alla guerra. Rachel Mwanza è impressionante: non interpreta semplicemente il dolore, lo porta negli occhi, nei silenzi, nella postura, in quella maniera di attraversare il mondo come se una parte di sé fosse rimasta intrappolata nella foresta. La macchina da presa le rimane vicina, ma sa anche allontanarsi per restituire la bellezza inquietante dei paesaggi congolesi, creando un contrasto che non addolcisce la brutalità, semmai la rende ancora più assurda.

Nguyen ha lavorato per anni alla sceneggiatura, raccogliendo testimonianze di ex bambini soldato, e ha girato il film nella Repubblica Democratica del Congo, pur lasciando volutamente indefinito il paese in cui si svolge la vicenda. Questa scelta evita di trasformare Komona in una semplice figura simbolica di un conflitto specifico: la sua storia appartiene a un orrore molto più vasto, che attraversa territori e generazioni. Rebelle non è un film perfetto, e qualche passaggio della sua componente magico-realistica può apparire troppo costruito, ma possiede una sincerità emotiva rara. Non cerca il compiacimento della violenza, non distribuisce facili assoluzioni e non pretende di risolvere con una frase edificante ciò che non dovrebbe essere mai accaduto. La sua vera ribellione è nel tentativo di restituire un futuro a chi è stato privato persino del diritto di avere un’infanzia. Perché una società capace di mettere un fucile nelle mani di una bambina e chiamarla strega non ha bisogno di inventarsi i propri demoni. Li ha già allevati.

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By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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