THIS IS NOT A FILM (SubITA)

Titolo originale: In film nist
Paese di produzione: Iran
Anno: 2011
Durata: 76 min.
Genere:
Regia: Jafar Panahi, Mojtaba Mirtahmasb

Cinema libero e clandestino
In un regime di ignoranza e religioso l’arma più potente può l’immagine fluida dei nuovi che non è più iconica e unica ma replicabile e, per questo, inafferrabile.

Nasce così l’ultimo non-film di Jafar Panahi, This Is Not a Film, arrivato a noi dentro una penna usb clandestina. Nasce da una condanna, quella inflitta al regista iraniano il 20 dicembre 2010, per punirlo di aver anche solo pensato di girare un sulle elezioni-farsa del 2009, perse da Ahmadinejad ma annullate da un colpo di di pura ispirazione fascista. I numeri della condanna, confermata anche in appello, sono emblematici della follia di un governo che ha dimenticato le sue culturali: 6 anni di reclusione, 20 di interdizione dalla professione di regista e sceneggiatore e divieto di lasciare il Paese se non per recarsi a La Mecca. Niente avrebbe permesso a Panahi di uscire da questa gabbia se dietro ogni follia non esistesse un buon grado di paura. La paura dei carnefici verso un mezzo, quello cinematografico, che non capiscono e non accettano. A Panahi è stato vietato di dirigere e scrivere e allora lui recita. This Is Not a Film è il racconto dei giorni che precedono la sentenza di condanna, ma sarebbe sbagliato pensarlo come un semplice documento di reclusa.

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Nel piccolo della sua casa, assieme al regista e amico Mojtaba Mirtahmasb e alla sua iguana domestica Igi, Panahi costruisce un racconto multimediale per immagini basato sulla libertà. Nel mostrarci sequenze tratte dai suoi film (Oro rosso, Il cerchio, Lo specchio) Panahi ci spiega come il lavoro del regista non sia mai infallibile, di come gli attori, in quanto esseri umani dotati di libero arbitrio, possano decidere di uscire dalla finzione in qualunque momento e di farsi loro demiurghi della storia, come accade alla giovane protagonista de Lo specchio che a metà film rifiuta di continuare a recitare e lascia il set. La bambina si sente oppressa da quell’occhio meccanico che la segue ovunque, proprio come Panahi sente il peso dell’ di un governo che gli impedisce di esprimersi. Fra le mura di casa, Panahi recita una sceneggiatura che è stata respinta dal Ministero, costruendo la pianta di una casa con scotch e oggetti trovati in loco, ma ad un certo punto si blocca: “Perché dovremmo fare un film se possiamo raccontarlo?”. Tutto sembra fermarsi, il regime è prossimo alla vittoria giuridica e morale sull’uomo, ma qualcosa di nuovo accade. Fuori dalla finestra brillano i falò dell’antica “Festa del fuoco”, che ogni anno celebra la vittoria della luce sulle tenebre. Panahi prima riprende col suo iPhone, poi si carica la macchina in spalla e scende i piani del suo palazzo. Si ferma poco prima di arrivare in strada, ma a quel punto è già chiaro che niente potrà mai ridurlo al silenzio. Se non ci fosse così tanto dramma nella reale forse ogni tentativo di romanzarla sarebbe inutile.

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Recensione: mediacritica.it

By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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