THE HYDRO-RIDDLE (SubENG)

Titolo originale: Hydrozagadka
Paese di produzione: Polonia
Anno: 1971
Durata: 70 minuti
Genere: Commedia, Fantascienza, Satira, Grottesco
Regia: Andrzej Kondratiuk

Sinossi:
Varsavia è colpita da una crisi assurda e inspiegabile: l’acqua scompare dai rubinetti di interi quartieri. Mentre le autorità si muovono in modo caotico e inconcludente, entra in scena As, un supereroe patriottico dotato di forza sovrumana e incrollabile fede nel sistema. L’indagine lo conduce verso un complotto grottesco che coinvolge scienziati deviati, capitalisti caricaturali e una rete di sabotaggi tanto ridicoli quanto rivelatori.

Recensione:
Hydrozagadka è una creatura mutante, un film che finge di essere una parodia dei cinecomic e finisce per diventare una delle più feroci e intelligenti satire politiche prodotte nel cinema dell’Europa dell’Est. Andrzej Kondratiuk prende la forma più ingenua e infantile del mito occidentale – il supereroe – e la trapianta in un contesto dove l’eroismo è già di per sé sospetto, burocratizzato, ideologico.

Il risultato è un film che ride, ma lo fa con i denti scoperti.

As, il protagonista, non è un supereroe nel senso classico: è una funzione del sistema, una mascotte ideologica, un corpo perfetto messo al servizio di una narrazione ufficiale che si autocelebra. La sua forza non è mai davvero messa in discussione, perché il mondo che attraversa è già completamente assurdo. Non c’è bisogno di sospendere l’incredulità: è la realtà stessa a essere caricaturale.

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La sparizione dell’acqua diventa un simbolo limpido e al tempo stesso scivoloso. L’elemento più essenziale alla vita si volatilizza mentre tutti fingono che nulla di grave stia accadendo. È un’idea potentissima, trattata con un umorismo secco, teatrale, spesso volutamente piatto. Kondratiuk non cerca la battuta facile: costruisce un universo in cui ogni dialogo sembra già contaminato dalla propaganda, dalla menzogna, dall’autocompiacimento.

Visivamente, Hydrozagadka è povero solo in apparenza. Scenografie essenziali, effetti speciali volutamente ridicoli, costumi che sembrano usciti da un teatrino scolastico: tutto concorre a creare un’estetica dell’artificio dichiarato. Non c’è mai l’illusione di realismo, perché il film non vuole convincere, vuole smascherare. Ogni elemento finto è una presa in giro dell’idea stessa di spettacolo come distrazione.

Il ritmo è straniante, quasi anti-comico. Le situazioni sono surreali, ma recitate con una serietà glaciale. È proprio questo scarto a generare il senso di inquietudine sotterranea: si ride, sì, ma con una sensazione persistente di disagio. Come se dietro ogni gag ci fosse una verità troppo grande per essere detta apertamente.

Il film lavora per accumulo di assurdità, ma non perde mai il controllo. Il caos è calcolato. Le figure antagoniste – capitalisti, scienziati folli, burocrati – non sono veri personaggi, ma maschere. Archetipi deformati, svuotati, ridotti a funzioni narrative. In questo senso, Hydrozagadka è più vicino alla satira metafisica che alla commedia tradizionale.

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C’è anche una riflessione sottilissima sul potere delle immagini e dei miti importati. Il supereroe, simbolo dell’Occidente, diventa qui un oggetto ridicolo, incapace di risolvere davvero il problema. Può sollevare pesi, rompere muri, sconfiggere cattivi caricaturali, ma resta impotente di fronte a un sistema che produce il problema stesso che lui dovrebbe risolvere.

Il finale non chiude, non consola, non ristabilisce un ordine. Lascia piuttosto una sensazione di circolarità, come se tutto potesse ricominciare identico, con la stessa enfasi vuota, gli stessi slogan, la stessa sete. È una risata che si spegne lentamente, lasciando spazio a una consapevolezza amara.

Hydrozagadka è un film che sembra leggero e invece è densissimo. Un oggetto satirico che usa il nonsense come arma politica, l’assurdo come forma di resistenza. Non invecchia perché non era legato all’attualità, ma a un meccanismo eterno: quello del potere che si prende terribilmente sul serio mentre il mondo si asciuga intorno.

Un film piccolo, feroce, lucidissimo. Una farsa che diventa radiografia.

By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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