THE ASSAULT (SubENG)

Titolo originale: Shturm
Paese di produzione: Kazakistan
Anno: 2022
Durata: 90 minuti
Genere: Drammatico, Thriller, Psicologico, Satirico
Regia: Adilkhan Yerzhanov

Sinossi:
In una scuola isolata della steppa kazaka, un insegnante prende in ostaggio i propri studenti, dando inizio a una crisi che attira l’attenzione delle autorità e dei media. All’esterno dell’edificio si raduna un apparato statale inefficiente e contraddittorio, mentre all’interno si sviluppa un microcosmo di paura, manipolazione e tensione psicologica. Il tempo si dilata e la situazione diventa sempre più ambigua, trasformando l’assedio in una riflessione sulla responsabilità, sul potere e sulla fragilità delle istituzioni.

Recensione:
Con Shturm, Adilkhan Yerzhanov continua la sua dissezione chirurgica della società kazaka, costruendo un’opera che utilizza la struttura del thriller d’assedio per smascherare l’assurdità del potere e l’inconsistenza delle strutture istituzionali. Ma, come spesso accade nel suo cinema, l’evento centrale — il sequestro — è meno importante della lenta decomposizione morale che rivela.

Il film si sviluppa come un teatro dell’assurdo: le autorità discutono protocolli, competenze e responsabilità mentre la crisi evolve in tempo reale. La macchina statale appare paralizzata da burocrazia, paura di assumersi responsabilità e bisogno di salvare le apparenze. Yerzhanov non costruisce tensione attraverso l’azione, ma attraverso l’immobilità e l’impotenza.

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All’interno della scuola, lo spazio diventa un laboratorio psicologico. L’insegnante non è ridotto a semplice antagonista: la sua figura resta ambigua, sospesa tra disperazione personale e gesto simbolico. Gli studenti incarnano diverse reazioni alla paura: obbedienza, ribellione, adattamento. In questo microcosmo si riflette una società intera, intrappolata tra autorità e impotenza.

Visivamente, il film adotta una sobrietà rigorosa: inquadrature statiche, composizioni geometriche e una palette cromatica spenta che trasmette un senso di sospensione temporale. Lo spazio della scuola diventa un luogo mentale più che fisico, una zona di attesa in cui la realtà sembra congelarsi.

Yerzhanov inserisce momenti di ironia secca e paradossale, un marchio distintivo del suo stile. La satira non è esplicita ma emerge dall’assurdità delle procedure e dall’incapacità delle istituzioni di affrontare la realtà concreta. Il risultato è un film in cui il vero antagonista non è l’uomo armato, ma il sistema che rende inevitabile il collasso.

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Il ritmo è volutamente rarefatto, costruito sull’attesa e sulla reiterazione. Lo spettatore è costretto a confrontarsi con il vuoto dell’azione e con la lentezza della decisione burocratica. In questa sospensione si rivela il cuore politico dell’opera: la crisi non è un evento eccezionale, ma una condizione latente.

Shturm non offre soluzioni né consolazioni. È un film sull’impotenza collettiva e sull’illusione dell’autorità, un’opera che utilizza la tensione del thriller per rivelare un vuoto sistemico. Yerzhanov firma ancora una volta un cinema minimale e tagliente, dove l’assurdo diventa strumento di verità e l’assedio diventa metafora di una società prigioniera di se stessa.

By Anam

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