NEIGHBORING SOUNDS [SubITA]

Titolo originale: O Som ao Redor
Paese di produzione: Brasile
Anno: 2012
Durata: 131 min.
Genere: Drammatico, Thriller
Regia: Kleber Mendonça Filho

Scene da un bel quartiere borghese, pulito ed educato, ma sotto l’apparenza covano l’indifferenza, la noia, il conflitto: un cane che abbaia troppo, qualche ladruncolo da allontanare con i vigilantes, il ricco proprietario con scheletri nell’armadio.

Neighbouring Sounds (O Som Ao Redor) è un film di Kleber Mendonça Filho con Ana Rita Gurgel, Caio Almeida, Maeve Jinkings, Dida Maia, Felipe Bandeira, Gustavo Jahn, Irma Brown e Mauricéia Conceição [2012].

La casalinga Bia, di due bambini che prendono lezioni private di inglese e cinese, è stressata dai latrati notturni del cane dei vicini e non riesce a dormire.

Il trentenne Joao – agente immobiliare per conto del nonno arricchitosi con una grande piantagione di zucchero – conosce la bella Sofia e se ne invaghisce. I due trascorrono la a casa di lui, ma al risveglio scoprono che qualcuno ha rubato lo stereo dall’automobile della donna.

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Intanto, gli episodi di microcriminalità nel quartiere spingono gli abitanti ad assoldare una squadra di vigilanti notturni per proteggere le loro case. La presenza di questi uomini porta contemporaneamente un senso di sicurezza e una buona dose di a una che corre sulla paura.

Film del 2012 diretto dal critico cinematografico brasiliano Kebler Mendonça Filho, Neighbouring Sounds (O Som Ao Redor) è un film in cui il suono e le immagini, inquadrate da una luminosa fotografia, rivestono un’importanza decisiva, molto più della trama sfuggente e irrisolta. Le abitazioni in cui vivono i protagonisti del film sono costruite per proteggere l’io: sbarre alle porte e alle finestre, telecamere di per mettere al riparo da potenziali attacchi esterni. Dalle grandi finestre di queste abitazioni è impossibile scorgere il mare o la natura rurale di un che il Brasile si è affrettato a dimenticare, ma che a volte torna a perseguitarlo, come accade nell’emblematica e sfuggente sequenza finale del film.

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Un che il regista richiama nei significativi fotogrammi iniziali, fotografie in bianco e nero che rimandano al Brasile delle grandi distese delle piantagioni di zucchero, nettamente contrapposte alle geometriche e asfittiche architetture delle megalopoli contemporanee, che imbottigliano l’individuo e lo separano dagli altri, privandolo di una a cui appartenere. La minaccia, invisibile ma reale, è, dunque, più interna che esterna, in questo microcosmo borghese che si affanna a difendere le proprie recenti conquiste materiali, negando a se stesso il dovere di riconciliarsi con un e un “diverso” tenuto a distanza, eppure necessario, rappresentato dalla folta schiera di domestici chiamati a curare le senza poterne godere.

sobriosubber.blogspot.com

By Anam

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