
Titolo originale: Soy Frankelda
Titolo Internazionale: I Am Frankelda
Paese di produzione: Messico
Anno: 2025
Durata: 103 min.
Genere: Animazione, Fantastico, Visionario, Spirituale, Grottesco
Regia: Roy e Arturo Ambriz
SINOSSI:
Nel Messico del XIX secolo, Francisca Imelda è una giovane scrittrice il cui talento per il macabro viene sistematicamente soffocato da una società che esige da lei solo decoro e silenzio. Quando la sua frustrazione raggiunge il punto di rottura, Francisca viene trascinata nel proprio subconscio, un regno barocco e crepuscolare dove i mostri nati dalla sua penna hanno preso vita. Insieme a Herneval, un principe tormentato intrappolato tra sogni e incubi, deve affrontare le sue creazioni e il sinistro scrittore Procustes, che trama per prendere il controllo dell’immaginazione stessa. Per tornare alla realtà, Frankelda dovrà smettere di fuggire dalle proprie ombre e reclamare il potere rituale del racconto.
RECENSIONE:
C’è qualcosa di profondamente atavico nel modo in cui i fratelli Ambriz hanno plasmato “Soy Frankelda”. Non siamo di fronte a una semplice animazione stop-motion; questo è un atto di negromanzia artistica che trasforma il lattice e l’argilla in vasi per lo spirito. Il film, nato dalle ceneri creative di una serie cult, si erge come il primo lungometraggio indipendente messicano realizzato con questa tecnica, ma la sua importanza non è solo tecnica: è ontologica.
La pellicola opera su una frequenza esoterica che riguarda la natura del “Nome” e della “Voce”. Frankelda non è solo una scrittrice; è una sacerdotessa del perturbante che comprende una verità fondamentale che il mondo razionale cerca di occultare: i mostri non sono sotto il letto, sono i mattoni con cui costruiamo la nostra identità. Il viaggio nel subconscio è trattato con una ricchezza barocca che ricorda le visioni più cupe di Guillermo del Toro (non a caso mentore del progetto), ma con una sensibilità squisitamente messicana, dove il confine tra la vita e il regno dei sogni è sottile come un foglio di carta velina.
Dal punto di vista evolutivo, “Soy Frankelda” racconta la mutazione della vittima in demiurgo. Il conflitto con Procustes non è solo narrativo, ma filosofico: è la lotta tra chi vuole standardizzare l’immaginazione per controllarla e chi, come Frankelda, accetta il caos e l’orrore come unici strumenti di autentica liberazione. Gli Ambriz utilizzano ogni grinza dei loro pupazzi per trasmettere un senso di vulnerabilità e forza, rendendo la materia stessa “viva” e vibrante di una sofferenza che si trasforma in bellezza. È un’opera che ci sussurra come il vero segreto per restare umani, in un mondo che ci vorrebbe automi silenti, sia quello di dare un nome ai nostri incubi e lasciarli cantare. Un’esperienza visiva totale, un labirinto di specchi dove ogni mostro riflesso ci sorride con i nostri stessi occhi.
