
Titolo originale: O Animal Cordial
Paese di produzione: Brasile
Anno: 2017
Durata: 98 min
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Regia: Gabriela Amaral Almeida
Sinossi: Durante una rapina in un ristorante di San Paolo, il proprietario reagisce sparando a uno dei criminali. I presenti rimangono intrappolati nel locale e quella che sembrava una notte di paura si trasforma progressivamente in un incubo di violenza, sopraffazione e vendetta.
La cordialità è una delle maschere più efficaci mai inventate dall’essere umano. Un sorriso, una stretta di mano, un «prego, si accomodi» e possiamo tranquillamente continuare a disprezzarci, sfruttarci e massacrarci senza compromettere le buone maniere. Gabriela Amaral Almeida prende questa ipocrisia, la chiude dentro un ristorante borghese e comincia a strapparle la pelle. O Animal Cordial è un film che parte da una rapina e finisce per scoperchiare una pentola di rancore sociale, frustrazione, pregiudizio e desiderio di dominio. Il proprietario Inácio sembra inizialmente l’uomo che vorremmo avere dalla nostra parte in una situazione pericolosa: deciso, protettivo, padrone della situazione. Ma basta pochissimo perché quella facciata rispettabile cominci a marcire. Quando due rapinatori irrompono nel locale, la reazione del proprietario innesca una catena di eventi che trasforma il ristorante in una trappola. Clienti, dipendenti e aggressori rimangono prigionieri dello stesso spazio, ma non certo sullo stesso piano: ciascuno porta con sé privilegi, umiliazioni, pregiudizi e una propria idea di giustizia. E quando salta il tappo, non esce fuori il meglio dell’umanità. Esce fuori l’umanità senza deodorante.
Il vero terreno di battaglia, infatti, non è il ristorante: è la gerarchia sociale che quel ristorante rappresenta. Il padrone e i dipendenti, i clienti benestanti e chi vive ai margini, gli uomini che pretendono obbedienza e le persone costrette a subire il loro potere. Tutto è già contaminato prima ancora che cominci il massacro. Inácio esercita la propria autorità anche attraverso il lavoro, il controllo e l’umiliazione; i clienti si portano dietro il loro piccolo arsenale di arroganza borghese; gli altri personaggi sono costretti a muoversi dentro rapporti di forza che sembrano impossibili da spezzare. E poi c’è Djair, il cuoco, figura fondamentale in questo gioco di potere, la cui presenza incrina le convenzioni e mette in discussione l’ordine che il proprietario considera naturale. Il film non distribuisce medaglie morali e non cerca di costruire un comodo schieramento di santi contro mostri: mostra quanto facilmente la violenza possa diventare uno strumento di affermazione personale, quanto la parola «giustizia» possa trasformarsi in una licenza di vendetta e quanto sia fragile la distanza tra vittima e carnefice quando il potere passa di mano. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: l’animale cordiale è quello che sa sorridere mentre prepara il morso.
La regia lavora con uno spazio ristretto, pochi ambienti e una tensione che cresce progressivamente, trasformando il ristorante in una specie di teatro claustrofobico dove ogni gesto acquista un significato minaccioso. Gabriela Amaral Almeida dimostra una notevole sensibilità per il linguaggio dell’horror, contaminandolo con il giallo, lo slasher e un immaginario visivo che non disdegna il colore, gli specchi, la sensualità e il grottesco. La violenza non è soltanto un effetto destinato a provocare disgusto: diventa una forma di linguaggio, un’estensione dei desideri e delle ossessioni dei personaggi. Anche il corpo assume un ruolo centrale, come territorio sul quale si esercitano possesso, umiliazione, desiderio e sopraffazione. La componente sessuale, tutt’altro che decorativa, contribuisce a rendere il film disturbante e ambiguo, mentre la colonna sonora e la costruzione delle inquadrature alimentano un’atmosfera sempre più febbrile. Non è un horror che ha fretta di mostrarti il mostro: preferisce lasciarti seduto al tavolo con persone apparentemente normali, aspettando che siano loro a rivelarsi. Qualche passaggio può risultare trattenuto rispetto alla ferocia che la situazione promette, ma questa scelta impedisce anche alla violenza di trasformarsi in una facile giostra di compiacimento gore.
E qui arriva la parte più interessante: O Animal Cordial non ha bisogno di inventarsi creature soprannaturali, maledizioni o demoni nascosti nelle cantine. Il mostro è già seduto al tavolo, magari ha ordinato il piatto più costoso e pretende pure un servizio impeccabile. È un horror politico nel senso più concreto del termine, perché mette in scena le tensioni di una società spaccata da classe, genere, razza e pregiudizi, senza trasformarle in un predicozzo da salotto. La civiltà non viene distrutta dalla barbarie: viene smascherata come una sua elegante variante. E quando il ristorante si trasforma in un mattatoio, non assistiamo alla caduta improvvisa di un mondo ordinato, ma alla rimozione di una tovaglia che nascondeva già parecchio sangue. Un’opera tesa, cattiva e scomoda, che ci lascia una domanda poco educata: quanta violenza può nascondersi dietro una persona perfettamente perbene? A giudicare da questo film, parecchia. E non serve neppure prenotare.


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