HIS MASTER’S VOICE [SubITA]

Titolo originale: Az Ur hangja
Paese di produzione: Ungheria
Anno: 2018
Durata: 108 min.
Genere: Drammatico, Fantascienza, Spirituale, Visionario
Regia: György Pálfi

Péter, protagonista del film, è un trentenne che crede di aver riconosciuto, in un documentario su un misterioso incidente, il padre, il quale abbandonò l’Ungheria comunista negli anni ’70 (a quel tempo un reato penale) e di cui da allora nulla si è più saputo. Péter si reca in America e, dopo una movimentata ricerca, ritrova il padre, assieme alla sua nuova famiglia. Il ricongiungimento porta con sé varie conseguenze e validi insegnamenti tanto per il figlio quanto per il padre. Inoltre, il mondo viene a sapere che l’universo, finora muto, ha risposto alle nostre chiamate: non siamo soli. Basato sull’omonimo romanzo di Stanislaw Lem.

Con His Master’s Voice l’ungherese György Pálfi, distintosi grazie al visionario Taxidermia, conferma la libera sperimentazione come imprescindibile approccio al mezzo cinematografico.

Il film, ispirato al romanzo La del Padrone di Stanislaw Lem, racconta del viaggio intrapreso da Péter dall’Ungheria agli Stati Uniti alla ricerca del proprio padre, scienziato fuggito dall’Est Europa comunista abbandonando la famiglia negli anni della Fredda. È questa ricerca delle proprie a costituire una delle tematiche principali di un film difficilmente incasellabile all’interno di di genere, che si sposta dal road-movie alla fantascienza, fino al dramma familiare. La necessità di Péter di conoscere il proprio padre si collega infatti ad una più ampia riflessione sulla genesi dell’umanità intera, sulla della morte come esperienza comunitaria e sulla costante ed insopprimibile esigenza filosofica della ricerca del vero. Pálfi sceglie di esprimere questi argomenti tramite un flusso ininterrotto e travolgente di immagini, a cui talvolta si fatica a stare dietro, tra sinfonie visive e deliri allucinatori del protagonista. La ricerca di interconnessione è un altro dei tasselli fondamentali, pervasiva esigenza di evidenziata dall’onnipresenza di elementi tecnologici, quali schermi di smartphone e computer utilizzati compulsivamente da Péter per comunicare con i propri cari.

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È in questo frangente che si inseriscono inoltre i continui inserti da documentari, video e reportages giornalistici, schermi nello schermo in un mise en abyme che delinea una visione ironicamente impietosa del sistema mediatico. Il ungherese gioca inoltre con il cinema in sé ed il suo passato, tramite digressioni che costruiscono un film parallelo, che mette in scena i principali topoi del sci-fi. Si stratificano così diversi livelli di narrazione, interconnessi sostanzialmente dalla volontà da parte dello scienziato di stabilire un contatto con forme di extra-terrestri e che ha esiti disastrosi. Eppure tutto, come suggeriscono le immagini finali del genogramma universale, sembra potersi ricondurre ad una logica imperscrutabile, quella della “ di Dio”, ed all’essere umano non resta quindi che il tentativo di decifrarla con i propri mezzi, investigando ciò che si cela negli interstizi di algoritmi e costellazioni.

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cinedamstorino.it

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