
Titolo originale: De uskyldige
Paese di produzione: Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Francia, Regno Unito
Anno: 2021
Durata: 117 min
Genere: Drammatico, Fantastico, Horror, Thriller
Regia: Eskil Vogt
Sinossi: Durante una luminosa estate nordica, quattro bambini scoprono di possedere misteriose capacità psichiche che tengono nascoste agli adulti. Quello che comincia come un gioco diventa progressivamente qualcosa di oscuro, violento e impossibile da controllare.
The Innocents è uno di quei film che prendono una cosa apparentemente innocua e la lasciano marcire lentamente sotto il sole. Quattro bambini, un quartiere residenziale quasi deserto durante le vacanze, un boschetto, un parco giochi e tutto quel tempo morto che da bambini sembrava infinito. Ida, sua sorella Anna, Ben e Aisha cominciano a frequentarsi e scoprono di possedere capacità che non comprendono davvero. Telepatia, telecinesi, una forma di comunicazione mentale. Roba che in mano alla Marvel diventerebbe immediatamente un franchise con tre sequel, dodici action figure e un bambino che salva il mondo prima di cena. Eskil Vogt fa l’esatto contrario. Toglie tutto il baraccone e lascia i poteri dentro la testa di quattro bambini. Nessuno spiega da dove arrivino, nessuno li chiama superpoteri, nessuno sembra particolarmente interessato a trasformarli in una mitologia. Esistono e basta. Ed è proprio questo a renderli inquietanti. Perché un bambino non possiede ancora quella struttura morale che un adulto dà per scontata. Può essere curioso, crudele, affettuoso, geloso e sadico nel giro di cinque minuti senza percepire necessariamente una contraddizione. Il film osserva proprio quel territorio selvaggio nel quale bene e male non sono ancora diventati concetti solidi, ma impulsi che si accendono e si spengono. Ben è quello che porta questa possibilità nel territorio più oscuro: scopre di poter esercitare un potere sugli altri e comincia a sperimentarlo con una curiosità che diventa rapidamente qualcosa di molto più sinistro. E Vogt ha la pessima, splendida idea di non guardarlo attraverso gli occhi rassicuranti degli adulti. Noi restiamo con i bambini. Siamo lì mentre giocano. E improvvisamente il gioco cambia natura.
La cosa più potente è che il film non ha fretta. Vogt lascia che l’estate respiri, che i bambini giochino, che camminino, che osservino, che si annoino. Il quartiere sembra quasi privo di adulti e questa assenza crea uno spazio autonomo nel quale le regole del mondo adulto si allontanano. Gli alberi, i cortili, le scale, gli appartamenti e soprattutto il parco giochi diventano un territorio segreto. Non c’è bisogno di costruire un castello gotico o un paesaggio apocalittico: l’orrore può nascere tranquillamente sotto una finestra illuminata dal sole. È questa luce continua a rendere tutto ancora più disturbante. The Innocents non usa il buio per nascondere il mostro. Lo mette in pieno giorno. E il mostro, naturalmente, non è soltanto il bambino dotato di poteri. È l’infanzia stessa quando viene osservata senza la lente sentimentale degli adulti. Vogt racconta bambini che non sono né angioletti né piccoli demoni: sono esseri in formazione, ancora privi di una grammatica morale stabile. Possono fare qualcosa di terribile e subito dopo tornare a giocare. Possono provare empatia e poi compiere un gesto crudele. Possono comprendere il dolore di qualcun altro e contemporaneamente essere incapaci di immaginare le conseguenze delle proprie azioni. È un’idea molto più inquietante di qualsiasi possessione demoniaca. E quando Anna, che non parla e comunica in modo molto limitato, entra in connessione con Aisha, il film apre un altro livello ancora: quello della comunicazione senza parole, della percezione e di una forma di intimità che gli adulti intorno a loro non riescono nemmeno a vedere. Qui Vogt è particolarmente bravo perché non trasforma queste capacità in spiegazioni pseudoscientifiche. Non gli interessa il meccanismo. Gli interessa l’esperienza. Che cosa significa scoprire di poter entrare nella mente di qualcun altro quando non hai ancora imparato veramente cosa significhi avere una mente tua?
E allora il titolo diventa una trappola. Chi sono gli innocenti? I bambini? I genitori? Noi che li osserviamo? La parola sembra semplice finché il film non comincia a distruggerla. L’innocenza non viene presentata come una condizione sacra, ma come qualcosa di molto più ambiguo. Un bambino può non comprendere fino in fondo la gravità di ciò che fa, ma questo rende automaticamente innocente l’azione? Oppure l’innocenza è soltanto il nome che gli adulti danno a ciò che non vogliono guardare troppo da vicino? The Innocents non risponde e fa benissimo. Lascia che il dubbio rimanga dentro lo spettatore come una scheggia. Il film è lento, sì, ma è una lentezza che costruisce pressione invece di cercare semplicemente atmosfera. La tensione cresce attraverso piccoli gesti, sguardi, silenzi, rumori lontani, movimenti quasi invisibili. E quando arriva la violenza, proprio perché il film ci ha costretto a stare così a lungo dentro quella quotidianità, l’impatto è molto maggiore. Alcune scene sono davvero difficili da sopportare e una, in particolare, legata a un gatto, stabilisce immediatamente che Vogt non ha intenzione di proteggere lo spettatore dietro la parola “infanzia”. Il soprannaturale diventa quindi uno strumento per parlare di qualcosa di antichissimo: il momento in cui un essere umano scopre di poter esercitare potere su un altro essere umano. E lì comincia il vero problema. Non importa più se il potere sia telecinetico, mentale o metaforico. Importa cosa ne facciamo quando scopriamo di averlo. The Innocents è un horror senza bisogno di mostri, un film sull’infanzia che rifiuta di santificarla e un piccolo esperimento morale condotto nel luogo più innocuo possibile: un quartiere durante l’estate. Alla fine resta una sensazione stranissima, quasi fisica. Come se Vogt ci avesse ricordato qualcosa che preferivamo dimenticare: prima di imparare a essere buoni, siamo semplicemente esseri umani. E l’essere umano, lasciato solo con il proprio potere, è una creatura decisamente poco rassicurante.




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