THE CANNIBAL CLUB (SubITA)

Titolo originale: O Clube dos Canibais
Paese di produzione: Brasile
Anno: 2018
Durata: 81 min
Genere: Commedia, Horror, Satirico
Regia: Guto Parente

Sinossi: Otávio e Gilda sono una coppia ricchissima dell’élite brasiliana, con un’abitudine piuttosto particolare: mangiare i propri dipendenti. Entrambi fanno parte di un esclusivo club di cannibali guidato da un potente uomo politico. Quando Gilda scopre un segreto compromettente del capo della confraternita, il privilegio di cui ha sempre goduto comincia a trasformarsi in una trappola.

Dimenticate il cannibale che vive nella foresta, il selvaggio nascosto in una capanna e tutte quelle belle storielle sul mostro che arriva da fuori per divorare la civiltà. In O Clube dos Canibais il mostro ha una villa sul mare, una piscina, un conto in banca spropositato e probabilmente un posto riservato in Parlamento. Otávio e Gilda appartengono all’alta società brasiliana, quella che può permettersi qualsiasi capriccio, compreso trasformare i propri dipendenti nella portata principale del barbecue domenicale. Non è una metafora, non è un modo di dire: se li mangiano davvero. Con una naturalezza disarmante, come se fosse la cosa più normale del mondo. E forse, nel loro universo, lo è. Guto Parente parte da questa premessa grottesca e la usa per apparecchiare una delle tavolate più velenose del cinema horror brasiliano recente. Il cannibalismo diventa il rituale privato di una classe che considera gli altri esseri umani materiale disponibile, risorsa da consumare, oggetti sacrificabili sull’altare del proprio benessere. La cosa più disgustosa? Non è nemmeno la carne sul piatto. È la tranquillità con cui viene servita.

Il film non perde tempo a costruire un complicato universo di mostri: il suo mondo è già perfettamente riconoscibile. C’è un club esclusivo, ci sono uomini potenti, affari, protezione reciproca, rituali di appartenenza e una concezione del privilegio talmente smisurata da trasformare persino l’omicidio in una faccenda privata. Borges, potente uomo politico e capo della confraternita, rappresenta il vertice di questa piramide alimentare. Qui non si tratta semplicemente di ricchi perversi che si divertono con pratiche estreme: il cannibalismo è il linguaggio di un sistema di dominio. I poveri vengono divorati, i lavoratori sfruttati, i corpi trasformati in proprietà. E il tutto avviene dietro cancelli, sorrisi impeccabili e una patina di rispettabilità. Parente affonda il coltello anche nel machismo di questa aristocrazia da macelleria, dove la virilità viene continuamente esibita, misurata e difesa come un titolo nobiliare. Gilda, nel frattempo, non è una semplice comparsa nella vita del marito: quando scopre un segreto di Borges, l’equilibrio apparentemente intoccabile del club comincia a incrinarsi. Il privilegio, finché sei dalla parte giusta del tavolo, sembra eterno. Ma basta diventare un problema per scoprire quanto rapidamente i commensali possano cambiare appetito.

La regia sceglie un’estetica elegante, quasi patinata, e proprio questo contrasto rende il risultato ancora più perverso. La villa, la piscina, il paesaggio costiero, gli ambienti lussuosi e la vita apparentemente spensierata dei protagonisti costruiscono una gabbia dorata nella quale il sangue risalta come una macchia impossibile da nascondere. Il film alterna sesso esplicito, violenza, umorismo nero e momenti di tensione, senza trasformarsi nel classico festival di budella che il titolo potrebbe far immaginare. Il gore c’è, ma il bersaglio è altrove: nella mentalità di chi considera naturale possedere tutto, persone comprese. La scelta di mantenere un tono asciutto e spesso assurdo impedisce alla satira di diventare un semplice comizio. Certo, il meccanismo non è sempre imprevedibile e la metafora è talmente dichiarata che non serve un investigatore per decifrarla; qualche passaggio avrebbe potuto mordere ancora più a fondo. Ma l’idea ha una forza corrosiva notevole e il film sa sfruttare il contrasto fra la compostezza dei potenti e l’orrore delle loro abitudini. È un mondo nel quale la mostruosità non ha bisogno di nascondersi: basta che abbia abbastanza soldi per pagarsi la discrezione.

La genialità nera di O Clube dos Canibais sta nel ribaltamento di una vecchia immagine: siamo abituati a pensare ai cannibali come a esseri primitivi, nemici della civiltà, ma qui la civiltà è esattamente ciò che rende possibile il banchetto. Il potere non divora per fame: divora perché può farlo, perché nessuno osa fermarlo e perché ha costruito un sistema nel quale le sue vittime sono considerate sacrificabili. Il vero orrore non è che esista un club di cannibali, ma che i suoi membri possano continuare a vivere indisturbati dentro una società che li protegge. E quando il cinema di genere decide di usare una grigliata per parlare di classismo, sfruttamento e impunità, tanto vale lasciare perdere le buone maniere. Qui i ricchi non mangiano i poveri in senso figurato: li mettono direttamente sulla brace. Una satira feroce, grottesca e politicamente scorretta, con un messaggio semplice semplice: se il mondo è una piramide alimentare, qualcuno ha deciso di stare sempre dalla parte di chi mastica. (Chiedere a Epstein e agli adepti dell’adrenocromo)

 

Condividi il tuo amore
By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

ULTIMI FILM

No widgets found. Go to Widget page and add the widget in Offcanvas Sidebar Widget Area.