
Titolo originale: Zombillénium
Paese di produzione: Francia, Belgio
Anno: 2017
Durata: 78 min
Genere: Animazione, Commedia, Fantastico, Horror
Regia: Arthur de Pins, Alexis Ducord
Sinossi: Hector, ispettore della sicurezza, scopre che il parco divertimenti Zombillénium è popolato da autentici mostri. Per impedirgli di rivelare il segreto, il direttore vampiro Francis lo trasforma in uno zombie e lo costringe a lavorare nel parco. Hector vorrebbe soltanto tornare da sua figlia, ma scoprirà presto che uscire da quell’inferno aziendale non sarà affatto semplice.
Immaginate un parco divertimenti nel quale i mostri non fingono di essere mostri: lo sono davvero, e il problema più grande non è spaventare i visitatori, ma riuscire a sopravvivere a una giornata lavorativa. Benvenuti a Zombillénium, dove l’eternità non è una promessa mistica ma una condanna contrattuale. Vampiri, zombie, licantropi e creature assortite sono dipendenti di un’azienda infernale, costretti a intrattenere esseri umani inconsapevoli mentre ingranaggi economici e gerarchie aziendali continuano a macinare carne, anima e pazienza. Il povero Hector arriva con la sua mentalità da funzionario, convinto di poter sistemare tutto con qualche norma di sicurezza, e finisce risucchiato nel sistema che voleva controllare. Una trasformazione professionale decisamente radicale: da ispettore a morto vivente, senza neppure il vantaggio di una buona liquidazione.
La trovata più gustosa del film è proprio questa: l’inferno non è un luogo remoto, fatto di fiamme e torture medievali. È un posto di lavoro. Un’azienda che possiede i suoi dipendenti anima e corpo, li sfrutta per l’eternità e pretende pure che sorridano davanti ai clienti. La satira sociale è piuttosto esplicita, ma funziona perché il mondo dei mostri diventa una caricatura perfettamente riconoscibile delle nostre strutture quotidiane. I lavoratori sono intrappolati, i dirigenti devono rispondere a interessi superiori, gli investitori fiutano occasioni di profitto e ogni tentativo di ribellione rischia di trasformarsi in un’altra operazione commerciale. Persino la morte, a quanto pare, non basta a liberarsi dal mercato del lavoro. Anzi, è proprio quando sei morto che comincia il vero contratto a tempo indeterminato. E il Diavolo, in questa faccenda, sembra avere più dimestichezza con la gestione aziendale che con le tentazioni metafisiche.
Visivamente Zombillénium è una festa macabra. Il disegno di Arthur de Pins, derivato dal suo fumetto, costruisce personaggi spigolosi, espressivi, quasi caricaturali, immersi in un universo coloratissimo dove il gotico incontra l’estetica dei luna park e una sensibilità decisamente rock. L’animazione mescola soluzioni bidimensionali e tridimensionali con un risultato riconoscibile, ricco di dettagli e personalità. Anche la musica contribuisce a dare al film un’identità energica, lontana dalla patina zuccherosa di tanta animazione convenzionale. Tra streghe adolescenti, scheletri sindacalisti, vampiri manager e mostri esausti, c’è una bella collezione di trovate e frecciate alla cultura popolare. Non tutto ha la stessa efficacia: a tratti la sceneggiatura insiste troppo sul messaggio, alcune gag sono prevedibili e la storia sacrifica un po’ di profondità alla necessità di mantenere un ritmo da avventura per ragazzi. Ma sotto la superficie giocosa resta una cattiveria genuina, quella che serve per ricordarci quanto possa essere mostruoso un sistema perfettamente normale.
E forse è proprio questo il piccolo paradosso di Zombillénium: i mostri hanno zanne, artigli e facce da incubo, ma almeno non nascondono la propria natura dietro una presentazione aziendale e una stretta di mano. Gli esseri umani, invece, entrano nel parco per divertirsi, consumare e guardare le creature rinchiuse nelle loro attrazioni, senza accorgersi che stanno osservando una versione deformata del proprio mondo. Una favola horror ironica e politicamente pungente, che non inventa un inferno particolarmente originale: prende quello che abbiamo già costruito e gli mette qualche corno in testa. Perché il vero terrore non è lavorare con i morti. È scoprire che il contratto non scade neppure dopo la morte.

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