SAINT BERNARD (SubITA)

Titolo originale: Saint Bernard
Paese di produzione: Francia
Anno: 2013
Durata: 95 min.
Genere: Fantastico, Horror, Grottesco, Visionario
Regia: Gabriel Bartalos

Un direttore d’orchestra lentamente sprofonda in una crisi delirante, sino a raggiungere uno stato mentale di pura follia.

Nato con un talento musicale fuori dall’ordinario, Bernard diventa un importante direttore d’orchestra grazie agli insegnamenti dello zio. Un giorno, mentre è sul podio, viene colpito da vivide allucinazioni che lo portano a incontrare una serie di misteriosi e grotteschi personaggi: la testa di un cane di San Bernardo (che raccoglie e porta con sé), un prete, un poliziotto, una ragazza di nome Miss Roadkill, il guardiano Othello, l’enigmatico Father Time e altri, finché arriva a confrontarsi col fallo gigante dello zio.

Seconda (nonché folle) e ultima regia di Gabriel Bartalos, truccatore e addetto agli effetti speciali, attivo in tale ruolo su decine di set horror. Dopo Scannati vivi (2004), Bartalos realizza un film visionario e irrazionale. Un film astratto e irrazionale.

Esistono pellicole che non si lasciano addomesticare dalle griglie della narrazione industriale, presentandosi allo spettatore come veri e propri organismi culturali autonomi, secrezioni visive di un inconscio collettivo lacerato. Saint Bernard, opera seconda del maestro degli effetti speciali analogici Gabriel Bartalos (già collaboratore fondamentale di Matthew Barney nella cosmologia del Cremaster Cycle), si colloca esattamente in questo spazio liminale. Il film non racconta una storia di follia; esso è la follia che si fa carne, lattice, liquidi organici e materia sonica. Bartalos erige un rituale simbolico di purificazione e degradazione, un’autentica discesa agli inferi della mente umana che rifiuta il montaggio consolatorio della cinematografia mainstream per abbracciare la logica pura e spietata del sogno e del delirio psicotico.

Il nucleo metafisico dell’opera risiede nella figura di Bernard, il direttore d’orchestra, interpretato con un’intensità dolorosa da Jason Dugre. L’archetico del direttore d’orchestra è, per sua natura, una proiezione del Demiurgo: colui che ordina il caos, che impone una struttura armonica, matematica e rigorosa alle frequenze dell’universo. Egli incarna l’Io iper-razionale, l’illusione occidentale del controllo assoluto sulla realtà e sui propri impulsi interiori. Nel momento in cui la bacchetta si spezza e la sinfonia si muta in un urlo dissonante, Bernard precipita nella fase alchemica della Nigredo. La perdita della stabilità mentale si traduce in un collasso geobiologico e spaziale: il mondo pulito delle sale da concerto viene evacuato, sostituito da una terra desolata, da stanze d’albergo fatiscenti e da strade infinite che ricordano i non-luoghi della psiche descritti da David Lynch.

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La presenza ossessiva della testa del cane San Bernardo – un feticcio monumentale, flaccido e deperibile che il protagonista trascina con sé o ritrova nei luoghi più impensabili – agisce come un potentissimo catalizzatore simbolico. Il San Bernardo è storicamente l’archetipo del soccorritore, la guida benevola che salva i dispersi tra le nebbie e i ghiacci. Nel film di Bartalos, questo simbolo viene violentemente invertito: la guida è morta, decapita, ridotta a un fardello di colpa inerte e spaventoso. È il collasso di ogni protezione istituzionale e spirituale. L’uomo moderno scopre di essere rimasto solo nella tormenta della propria esistenza, costretto a viaggiare con le spoglie di ciò che un tempo lo proteggeva. La materia organica, il sangue e le deformazioni fisiche che pervadono la pellicola non obbediscono alle regole del cinema horror commerciale (lo spavento o il disgusto fine a se stesso), ma rappresentano il trionfo del corpo e del rimosso biologico contro le astrazioni sterili dell’intelletto.

Da una prospettiva sociologica e anti-istituzionale, Saint Bernard lancia una satira affilata e destabilizzante contro le strutture di controllo psicosociale della modernità. Le autorità che Bernard incontra sul suo cammino – siano essi i tutori dell’ordine o le figure mediche – sono gusci vuoti, manifestazioni grottesche e deformi di un Potere che non sa curare né comprendere l’anima umana, ma solo catalogarla, reprimere le sue deviazioni e internarla. La presenza iconica di attori feticcio del cinema underground come Warwick Davis e Bob Zmuda accentua la natura intrinsecamente antisistemica dell’opera: i loro personaggi sono guardiani di una soglia psicotronica, entità che ridono della rigidità del protagonista e lo costringono a guardare dentro l’abisso della propria inadeguatezza sociale. Ogni incontro è un frammento di uno specchio infranto che rimanda a una paranoia collettiva: la paura di perdere lo status, l’identità, il controllo sui propri organi e sulla propria collocazione nel mondo produttivo.

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Visivamente, la pellicola è un trionfo di artigianalità e rigore compositivo. Bartalos sfrutta la sua immensa conoscenza della materia plastica per creare scenografie e creature che possiedono una consistenza tattile quasi soffocante. La fotografia esaspera i contrasti, isolando i corpi in inquadrature claustrofobiche che accentuano l’alienazione spirituale di Bernard. Il sonoro, perennemente distorto e invasivo, mima l’acufene psichico del protagonista, privando chi guarda di qualsiasi distanza di sicurezza emotiva. Saint Bernard non offre risposte, non spiega il trauma d’origine e non concede alcuna redenzione finale. Si configura come un documento dell’inconscio sociale contemporaneo, un urlo espressionista che mostra come, al di sotto delle nostre rassicuranti architetture quotidiane, pulsi un labirinto di carne e sogni pronti a divorarci al primo passo falso.

By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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