JENSEITS PLAYS THE PETER SELLERS AND THE HOLLYWOOD PARTY

Beh, per me Milano è più “Il Velocifero” di Santucci, piuttosto che Piazza Giulio Cesare di notte o il cs Conchetta e vari altri ritrovi bui e fascinosi per un ventenne propenso alla droga alla fine del secolo scorso.
La struttura delle vecchie case condominiali di via Foppa o di piazza Piola ha forgiato la struttura neuronale del mio cerebro, come la domestica Marietta era parte organica della casa in cui prestava servizio nel romanzo di Santucci.
Ma tutto questo non c’entra nulla coi PS&tHP. Se non che Milano ha intagliato le corde vocali del cantante, l’approccio musicale preciso ed elitario, le possibilità espressive ed economiche del tempo e del luogo, la scelta del cappello.
Tutto il resto è Musica.
Questo è il mio omaggio, ingenuo, tardivo, utile solo alla metà del mio cuore per ora pulsante, registrato in casa, lontano dall’eccitazione artistica dell’epoca che, non so perché, percepisco come fossi stato presente, con una decina di anni in più.

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Nella Milano della belle époque Santucci tocca con mano delicata valori e sentimenti. Tanto per darvi un’idea, sentite cosa scrive il Santucci a proposito dell’affetto della donna di casa nei confronti del piccolo Renzo: “Per quel mezzo uomo cresciutole fra le sottane, Marietta provava ben più della benigna tolleranza accordata al nonno e a Panfilo. Gli voleva un bene sanguigno e cieco, geloso e indiscreto che le guastava l’umore ogni volta che il suo pupillo, come in quei giorni, era fuori di casa”. A cavallo dei due secoli gli affetti esplodevano fra le mura domestiche leccando furiose la dolce protezione che pretendevano di fornire. Il più grande scrittore di tutti i tempi, Marcel Proust, ne ha scritto con una trasparenza disarmante, che nessun lettore sensibile può dimenticare. Ricordo bene, nella Milano che ho vissuto io, echi di questa atmosfera colante affetto e morboso attaccamento. I marciapiedi in zona Wagner erano gli occhi di mia nonna. Mentre a Lotto in via Paravia mi pareva d’essere in un campo di margherite, eccezion fatta per il baracchino dei panini. Non erano le Champs-Élysées di Marcel Proust, ma la specie e la potenza della precisa, precisissima, atmosfera che invadeva occhi orecchie e narici era la stessa. La stessa identica. Milano ha questa strana magia, o dannazione. Non ce l’ha Bologna, non ce l’ha Firenze, Roma, la favolosa Palermo, né la atlantidea Venezia. Ce l’ha Milano.  [Fra]

Jenseits è:
Massimo DelMonaco
Fulvio Conti
Marcello DelMonaco
Francesco Vecchi

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Musiche: Francesco Vecchi
Violino: Francesco Vecchi
Chitarre: Francesco Vecchi
Basso: Francesco Vecchi
Armonica: Francesco Vecchi
Voce: Francesco Vecchi
Editing con Ableton: Francesco Vecchi

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