EVERYTHING WILL BE OK (SubITA)

Titolo originale: Everything Will Be OK
Titolo Internazionale: Everything Will Be OK
Paese di produzione: Francia, Cambogia
Anno: 2022
Durata: 98 min.
Genere: Documentario, Sperimentale, Visionario, Satirico, Animazione
Regia: Rithy Panh

SINOSSI:
In un futuro distopico o forse in una dimensione parallela speculare alla nostra, gli esseri umani hanno fallito e sono stati assoggettati. Il dominio del mondo è passato nelle mani degli animali. Ma non si tratta di una liberazione bucolica: gli animali, prendendo il potere, iniziano a replicare esattamente gli stessi errori, le stesse gerarchie di violenza e gli stessi meccanismi di propaganda totalitaria che hanno caratterizzato la storia umana. Attraverso l’uso di diorami meticolosi, statuine di argilla e un montaggio ipnotico di filmati d’archivio, il film osserva il sorgere di una nuova tirannia dove il marmo dei monumenti sostituisce la carne, e il ciclo del terrore ricomincia, immutato, sotto nuove spoglie zoologiche.

RECENSIONE:
C’è un segreto terribile sepolto nel fango delle fosse comuni della storia, e Rithy Panh, sciamano della memoria cinematografica, lo ha dissotterrato ancora una volta. “Everything Will Be OK” non è un film, è una seduta spiritica collettiva condotta con la precisione di un orologiaio impazzito. Dopo aver esplorato l’orrore dei Khmer Rossi, Panh compie un salto quantico: abbandona la testimonianza diretta per abbracciare un simbolismo esoterico che parla direttamente all’inconscio della specie.

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L’opera si presenta come un diorama metafisico. L’uso delle statuine di argilla non è un vezzo estetico, ma una scelta rituale: l’uomo è ridotto a materia inerte, mentre l’animale si antropomorfizza, ereditando non la nostra scintilla divina, ma il nostro virus ideologico. È una critica feroce che sembra sussurrata da una loggia segreta che osserva il collasso della civiltà dall’alto. La teoria sottostante è oscura: la crudeltà non è un attributo umano, ma una forza autonoma, un’entità che trasmigra da una specie all’altra non appena si stabilisce una struttura di potere. Vedere maiali e scimmie che erigono statue monumentali e celebrano culti della personalità evoca un senso di déjà vu ancestrale.

Il titolo stesso è un mantra ipnotico, un’ironia amara che risuona come le rassicurazioni dei regimi prima della purga. Panh utilizza il montaggio come una forma di alchimia, sovrapponendo immagini di archivi storici (guerre, esperimenti scientifici, massacri) ai piccoli volti immobili delle sue creature di fango. C’è qualcosa di profondamente complottista – nel senso più alto del termine – nell’idea che la storia non sia una linea retta, ma un cerchio magico da cui non possiamo uscire. Il film suggerisce che siamo prigionieri di un “software” di sottomissione che si reinstalla autonomamente.

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Visivamente, l’opera è un assalto sensoriale. Le luci soffuse sui diorami creano un’atmosfera da incubo infantile, un “weird cinema” che si fonde con la saggistica politica. Non c’è speranza in questa visione, solo la constatazione che il totalitarismo è una legge fisica, un’entropia dell’anima. Panh ci dice che anche se ribaltassimo l’ordine naturale, il risultato sarebbe la medesima geometria del dolore. Un’opera necessaria per chi vuole guardare nell’abisso senza filtri, accettando che l’orrore è un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzione.

By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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