THE FIFTH THORACIC VERTEBRA (SubITA)

Titolo originale: The Fifth Thoracic Vertebra
Paese di produzione: Corea del Sud
Anno: 2022
Durata: 62 min.
Genere: Drammatico, Fantastico, Horror, Visionario
Regia:

Presentato all’Across Asia Film Festival, The Fifth Thoracic Vertebra è il primo lungometraggio del giovane filmmaker sudcoreano Park Syeyoung. Un film amaro sulla tristezza di una separazione, sull’ metropolitana e sulla fugacità della vita, costruito come horror nello stile del primo Cronenberg e del primo Tsukamoto.

C’è del marcio nel materasso

Un materasso, su cui sta crescendo una misteriosa muffa, viene passato da un proprietario all’altro, testimone delle storie, di separazioni, di solitudine, di alienazione urbana. E la mostruosa creatura riesce a entrare, come un parassita, nelle vertebre delle sue vittime. Una coppia che trova casa e che si separerà, un’altra in crisi che si incontra in un love motel, una malata terminale che scrive la sua ultima lettera, un conducente che festeggia da solo il proprio compleanno: il filo conduttore è sempre lo stesso materasso. [sinossi]

Una Seul cupa, alienata, uggiosa, in cui albergano storie di sofferenza e solitudine. È il ritratto della realtà urbana della capitale sudcoreana, realizzato dal giovane filmmaker Park Syeyoung nel suo primo lungometraggio, che in realtà dura poco più di un’ora, The Fifth Thoracic Vertebra. Il film è stato presentato all’Across Asia Film Festival, dopo un percorso festivaliero che ha toccato anche il Fantasia International Film Festival e il Torino Film Festival, sezione Nuovimondi. Quanto dura la vita di una muffa, essere che è classificabile come fungo? Corta, ci avvisa la didascalia all’inizio del film, alcuni tipi un giorno, altri una settimana, altri un mese ma comunque si tratta di durate estremamente variabili. Variabili come i rapporti umani, come la vita stessa, come le relazioni di coppia, che iniziano con entusiasmo ma che poi possono incrinarsi, deteriorarsi come quando una macchia di muffa deturpa un materasso che sembra lindo e confortevole. Un materasso a prima vista perfetto, studiato per essere ergonomico, per non dare problemi alla schiena. Una fantastica combinazione di scienza del dormire e di ingegneria umana: recita l’etichetta sul materasso nuovo, portato nell’appartamento da arredare della prima coppia di protagonisti. Non solo si forma una chiazza scura di muffa, ma questa andrà a divorare quelle vertebre che dovrebbero essere parte di una spina dorsale senza ombra di scoliosi. E il materasso con annesso mostriciattolo è come un angelo de Il cielo sopra Berlino: raccoglie le storie di chi incontra, delle case in cui si viene a trovare, delle situazioni in cui è presente.

Fondamentale il concetto di tempo, come già nel cortometraggio del giovane filmmaker sudcoreano dal titolo Cashbag, scandito da un countdown. Tutti gli eventi si relazionano temporalmente rispetto alla nascita di questa misteriosa creatura, che demarca la cronologia come nella datazione basata sulla nascita di Cristo. La manipolazione del tempo è frequente nel film, nei ralenti o nei time-lapse in cui si velocizzano per esempio gli anni di vita coniugale con la sequenza ipercinetica del letto fatto e disfatto. La creatura è come sporcizia, ammasso informe e rivoltante, di ife fungine, miceli, filamenti aggrovigliati. Evidente la derivazione del primo Tsukamoto, dai grovigli meccanici di Tetsuo, e dal primo Cronenberg, per esempio da Il demone sotto la pelle, con l’idea, cara al regista canadese, della penetrazione dei corpi, dei nuovi orifizi. Soprattutto Park Syeyoung mostra un analogo entusiasmo, una voglia di far cinema, di genere, anche artigianalmente come quello degli esordi di questi due grandi cineasti. In The Fifth Thoracic Vertebra non vi è un uso, almeno non evidente, di effetti digitali. Il fungo che si muove è fatto in stop motion. E così lo stile del regista è eccentrico, nell’uso di close-up anche estremi che incorniciano figurazioni astratte, negli effetti flou, nelle scenografie come in quella da budoir, o da casa di bambole, del love motel del secondo episodio. Nella forma di un horror artigianale, Park Syeyoung realizza un’opera sull’insoddisfazione della vita di coppia, sulla solitudine, sull’alienazione metropolitana.

The Fifth Thoracic Vertebra parte come un racconto di una giovane coppia si stabilisce in una casa modesta, modesta, da studenti, che verosimilmente fa parte del vissuto del giovane regista. Ma il film progredisce, dalla dimensione metropolitana si arriva alla natura, al fiume in un percorso di road movie visto sempre dall’interno del veicolo del giovane conducente. Il materasso galleggia sulla superficie oleosa, inquinata del fiume, per trasformarsi in un’isola rigogliosa di numerose varietà fungine, in un momento che ricorda il finale de L’isola di Kim Ki-duk. Il grande fiume Han con le sue acque che assurgono un ruolo di fluido primordiale dove fluttuano finalmente libere le vertebre, quelle delle focene morte descritte dalla protagonista del primo episodio, dove convivono con i e i segreti perduti delle esistenze umane, i diari, gli album fotografici buttati nel fiume. Il luogo dove si incontra la vita con la morte, e l’ultima lettera della malata al figlio echeggia finalmente in quella dimensione naturale e selvaggia.

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