THE CEMENT GARDEN (SubITA)

Titolo originale: The Cement Garden
Nazionalità: Francia, Germania,
Anno: 1993
Genere: Drammatico
Durata: 105 min.
Regia: Andrew Birkin

In una strana casa, isolata dal reale, quattro bambini orfani vanno oltre i tabù delle relazioni familiari e creano un loro mondo – e una loro moralità …

Non basta il cemento a coprire l’odore della morte. Il cemento mette l’ordine dove l’ordine della natura comanda, stringe e soffoca l’erba sotto il suo manto grigio di sabbia e polvere. Dimentichiamo il verde e il suo ordine naturale, rispondiamo insieme ai comandi del cemento che tutto fa tacere. Ma il cemento non basta a coprire l’odore della morte, quella di un padre (infarto nel giardino di cemento) e quella di una madre (su un letto, all’improvviso nel sonno). Il cemento difende la terra e difende i quattro orfani, li difende dalla vista dei corpi disfatti, dall’arrivo dell’assistente sociale. Li difende dallo sfaldamento della famiglia.

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Tratto dall’omonimo di Ian McEwan, “Il giardino di cemento” è un’opera complessa e ardita nel linguaggio e nelle tematiche, a tratti disturbante, ma sempre e comunque capace di ipnotizzare lo spettatore con la sua messa in scena spoglia e cruda, immersa totalmente nei tagli della carne, nella durezza del cemento e nella sporca di questo mondo. Il Andrew Birkin (poi sceneggiatore di “Profumo – Storia di un assassino”), meritata la vittoria dell’ d’Argento vinto alla berlinale del 1993, sa gestire bene gli spazi e i tempi, immergendo in formaldeide i suoi personaggi come se il e i luoghi non esistessero più al di fuori dello strano menage tra Jack e Julie, i due fratelli al centro delle vicende.

Birkin poi, non punta sugli aspetti pruriginosi della vicenda (tranello in cui cadere era molto facile), ma costruisce con rigore e senso del ritmo (un tutto particolare però, come quello affascinante della calma della superficie di un lago) un buon film, certamente impreziosito dalle interpretazioni dei due bravi principali. Ad interpretare Jack troviamo l’esordiente Andrew Robertson, capace di riportarci alla stessa inquiteudine adolescenziale da cui tutti siamo prima o poi passati. Julie invece si manifesta nei lineamenti picassiani di una bellissima Charlotte Gainsbourg appena ventiduenne che ci regala una performance che ci segna nella carne.

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Un film non facile, spesso disturbante nella sua durezza espressiva, eppure sintomo di un cinema vivo, ancora capace di raccontarci storie al limite senza per questo scadere nella banalità narrativa o nel diventare didascalico.

Recensione: pellicolascaduta.it

By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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