
Ci sono vari nodi da sciogliere per procedere verso una comprensione chiara della coscienza.
Il primo: riguarda la nostra storia intellettuale. Nel XVII sec. Descartes e Galileo operarono una netta distinzione tra realtà fisica e mentale. Nel XX sec. tale distinzione è resa ambigua dall’acquisizione di nuove conoscenze nella sfera del mentale.
Il secondo: se i processi del cervello causano la coscienza, allora sembra che le due entità siano distinte, separate dal rapporto causale. Quest’ultimo, però, può collegare due eventi distinti (colpo di pistola / morte), sia non (solidità di un tavolo / comportamento delle molecole di cui è composto)…La coscienza può essere intesa in tal senso, ossia una caratteristica del cervello.
Il terzo: è il cosiddetto problema dei “qualia”. La soggettività delle esperienze coscienti non è compatibile con l’oggettività scientifica.
Il quarto: sta nel fascino fuorviante della metafora mente – computer. l’IA forte connette indebitamente i simboli formali o sintattici che implementano un programma con quelli semantici che usa il cervello.
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