
Titolo originale: Om-Dar-B-Dar
Paese di produzione: India
Anno: 1988
Durata: 101 minuti
Genere: Sperimentale, Commedia, Visionario
Regia: Kamal Swaroop
Sinossi:
In una cittadina indiana sospesa tra realtà e allucinazione, seguiamo le vicende frammentate di Om, un ragazzo che attraversa un mondo popolato da scienziati eccentrici, familiari disfunzionali e figure assurde. Tra esperimenti improbabili, sogni lucidi e derive grottesche, la narrazione si disgrega in una serie di episodi scollegati, riflettendo il caos culturale, politico e identitario di un’India in trasformazione.
Recensione:
Om-Dar-B-Dar è un oggetto cinematografico anarchico, uno di quei film che sembrano rifiutare attivamente qualsiasi tentativo di essere compresi in modo lineare. Kamal Swaroop costruisce un’opera che non segue regole narrative tradizionali, ma procede per accumulo di immagini, idee e provocazioni, come un flusso di coscienza cinematografico contaminato da satira, fantascienza e nonsense.
Il film nasce in un contesto di profonda marginalità produttiva, e questa condizione si riflette nella sua estetica irregolare, quasi caotica. Ma quello che potrebbe sembrare disordine è in realtà una forma di libertà radicale. Om-Dar-B-Dar non vuole raccontare una storia: vuole smontare il linguaggio stesso del cinema indiano mainstream, mettendone a nudo i meccanismi e ridicolizzandone le convenzioni.
Om, il protagonista, è più un punto di attraversamento che un personaggio definito. Intorno a lui si muove un universo popolato da figure caricaturali e simboliche: scienziati che giocano con la modernità come fosse un giocattolo rotto, adulti incapaci di offrire stabilità, sistemi educativi e familiari che appaiono già collassati. L’infanzia diventa così un territorio di disorientamento, più che di scoperta.
La dimensione scientifica nel film è trattata con ironia feroce. La modernizzazione, anziché portare ordine e progresso, genera mostri ridicoli, esperimenti falliti, linguaggi incomprensibili. Swaroop sembra suggerire che l’India contemporanea si trovi intrappolata tra tradizione e modernità, incapace di assimilare davvero nessuna delle due.
Visivamente, il film è un collage continuo. Cambi di tono improvvisi, inserti animati, sequenze che sembrano provenire da altri film: tutto contribuisce a creare una sensazione di instabilità permanente. Lo spettatore è costretto a rinunciare a qualsiasi aspettativa di coerenza e a lasciarsi trasportare da un flusso che è più mentale che narrativo.
C’è una dimensione profondamente politica, ma filtrata attraverso l’assurdo. La satira colpisce istituzioni, ideologie, strutture sociali, ma lo fa senza mai diventare didascalica. Il caos è il messaggio. L’incoerenza è la forma più onesta di rappresentazione di una realtà frammentata.
Il suono gioca un ruolo fondamentale: dialoghi sovrapposti, rumori fuori contesto, musiche che entrano e escono senza preavviso. È un universo acustico che destabilizza quanto quello visivo, contribuendo a un senso di sovraccarico percettivo.
Om-Dar-B-Dar è un film che può respingere, irritare, confondere. Ma è anche un’opera unica, capace di anticipare molte forme di cinema sperimentale contemporaneo. È un atto di ribellione contro la narrazione lineare, contro il buon gusto, contro l’idea stessa di cinema come intrattenimento ordinato.
Non è un film da capire. È un film da attraversare, sopportare, forse anche subire.
E proprio per questo, difficile da dimenticare.
