SHE LOVED BLOSSOMS MORE (SubITA)

Titolo originale: Agapouse ta louloudia perissotero
Titolo Internazionale: She Loved Blossoms More
Paese di produzione: Grecia, Francia
Anno: 2024
Durata: 86 min.
Genere: Fantascienza, Horror, Visionario, Esoterico, Psicologico
Regia: Yannis Veslemes

SINOSSI:
Tre fratelli — Hedgehog, Dummy e Paris — vivono in uno stato di isolamento febbrile all’interno di una villa decadente che sembra sospesa fuori dal tempo. Ossessionati dalla morte prematura della madre, i tre collaborano alla costruzione di una macchina del tempo rudimentale ma tecnologicamente aberrante, assemblata con vecchi monitor, cavi a vista e un antico armadio che funge da portale. Sotto la pressione di un padre instabile e carismatico, i loro esperimenti iniziano a produrre risultati grotteschi: animali che tornano dall’altrove deformati o privati della testa, sostituiti da varchi dimensionali. L’arrivo di una ragazza di nome Samantha e l’uso massiccio di sostanze psicotrope spingono i fratelli in un delirio psichedelico dove i confini tra lutto, scienza marginale e voodoo cosmico si sciolgono definitivamente.

RECENSIONE:
C’è un’umidità metafisica che trasuda dalle pareti di “She Loved Blossoms More”, un’opera che non si limita a narrare il lutto, ma lo seziona come un cadavere ancora caldo su un tavolo operatorio di fine anni ’80. Yannis Veslemes, già noto negli ambienti underground come il musicista Felizol, firma un trattato di “fringe science” che sembra essere stato girato in una dimensione dove Cronenberg e Zulawski condividono lo stesso incubo lucido.

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Il film opera su una frequenza radio disturbata, quella del dolore che non accetta la linearità del tempo. L’armadio-macchina del tempo non è un espediente narrativo alla Ritorno al Futuro, ma un utero meccanico, un tentativo disperato e “complottista” di violare le leggi divine per riportare indietro la Grande Madre. C’è una teoria sottostante, quasi gnostica, che attraversa la pellicola: l’idea che la realtà sia una prigione di carne e che la tecnologia, se mescolata al desiderio ancestrale e a rituali voodoo, possa scardinare le sbarre. Gli esperimenti sui poveri animali — come la gallina dal cui collo mozzato emerge un portale per un’altra densità — sono ferite aperte nel tessuto del reale che ci ricordano quanto sia pericoloso cercare di “riparare” la morte.

Veslemes utilizza una palette cromatica acida, satura di verdi elettrici e rossi viscerali, che ricorda le saturazioni dei vecchi schermi a tubo catodico. È un’estetica “lo-fi sci-fi” che rifiuta la pulizia del digitale per abbracciare la grana sporca della memoria. Dominique Pinon, nel ruolo del padre, agisce come un demiturgo decaduto, un architetto del caos che spinge i figli verso l’abisso. Il film suggerisce che il lutto collettivo della famiglia sia diventato una psicosi condivisa talmente potente da manifestare fisicamente delle anomalie: la villa diventa un organismo vivente, un labirinto dove il passato non è passato, ma una muffa che ricopre ogni cosa.

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“She Loved Blossoms More” è un’esperienza sensoriale che richiede di abbandonare la logica cartesiana. È un cinema che appartiene alla stirpe dei sognatori maledetti, una preghiera esoterica rivolta a ciò che sta “oltre l’armadio”. Non cercate spiegazioni razionali; cercate invece il riflesso della vostra stessa malinconia in quei monitor ronzanti. Il finale non offre catarsi, ma una dissoluzione: perché quando ami i fiori più della vita stessa, finisci inevitabilmente per diventare concime per i tuoi stessi fantasmi.

By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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